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13 settembre 2018

La complessa struttura genetica e sociale dei 'Longobardi' (rassegna)

- www.lescienze.it/news/2018/09/12/news/longobardi_strutturagenetica_socialegruppidistinti

Le Scienze: La complessa struttura genetica e sociale dei Longobardi (12 settembre 2018)

«L'analisi genetica dei resti rinvenuti in due cimiteri longobardi del VI-VII secolo situati a grande distanza tra loro, uno a Szólád, nell'attuale Ungheria, e l'altro nei dintorni della cittadina piemontese di Collegno, ha permesso di chiarire alcuni aspetti dell'organizzazione sociale e degli spostamenti del popolo che governò parte dell'Italia nei due secoli successivi al suo arrivo dalla Pannonia (corrispondente all'attuale Ungheria occidentale e alla bassa Austria) nel 568 d.C. [...]
In entrambi i siti, l'ascendenza, o lignaggio, maggiormente rappresentata aveva un'impronta genetica che riporta soprattutto alle antiche popolazioni dell'Europa centrale e settentrionale (impronta che attualmente non è molto presente né nelle popolazioni dell'Ungheria, né in quelle dell'Italia settentrionale). L'altro lignaggio era invece geneticamente più legato alle antiche popolazioni dell'Europa meridionale. [...]
Uno degli aspetti più singolari evidenziati dalla ricerca è che questa articolata struttura genetica e culturale si ritrova, sostanzialmente uguale, in due località distanti oltre mille chilometri.
La scoperta, concludono i ricercatori, pone nuove domande sulla struttura sia della popolazione longobarda sia, più in generale, di tutte le popolazioni protagoniste delle cosiddette invasioni barbariche, le cui orde forse erano formate da gruppi di persone geneticamente non omogenei.

[o, per riportare il testo originale dallo studio completo su Nature Communications: "Modern European genetic variation is generally highly structured by geography. It is surprising to find significant diversity within small, individual cemeteries. Even amongst the two family groups of primarily central/northern ancestry there is clear evidence of admixture with individuals with more southern ancestry. Whether these people identified as Longobard or any other particular barbarian people is therefore impossible to assess. If we are seeing evidence of movements of barbarians, there is no evidence that these were genetically homogenous groups of people."]»


David Caramelli, docente di Antropologia all'Università di Firenze e uno dei principali autori della ricerca, commenta [video]:
"I dati ricavati sono compatibili con l’ipotesi della migrazione a lunga distanza dei longobardi dalla Pannonia all’Italia settentrionale nel VI secolo d.C. e comprovano il mescolamento non solo culturale ma anche genetico dei barbari con le popolazioni italiche, a parziale correzione di una lettura storica dell’insediamento longobardo, che sottolineava un netto distacco fra le popolazioni germaniche e quelle locali. Mentre sono ormai numerosi gli studi sul Dna antico dei nostri progenitori preistorici, questa ricerca costituisce il primo studio genomico completo sulle popolazioni barbariche longobarde. Da anni la scuola fiorentina costituisce un punto di riferimento internazionale nell’analisi sul Dna antico”.

5 luglio 2018

Göbekli Tepe: in principio era il sogno (rassegna)

- theguardian.com/commentisfree/2018/jul/04/the-guardian-view-on-world-heritage-in-the-beginning-was-the-dream

Guardian: The Guardian view on world heritage: in the beginning was the dream (editoriale)

L'editoriale del Guardian in occasione dell'ingresso di Göbekli Tepe nella lista dei siti Unesco.


«[...] [questi megaliti], pietre scolpite che pesavano fino a 20 tonnellate, [sono stati] collocati lì a partire da 11.000 anni fa, prima dell'invenzione dell'agricoltura o della scoperta del metallo. Nessuno sembra effettivamente aver vissuto sul sito. Questo è, per quanto ne sappiamo, il primo complesso di templi mai costruito sul pianeta. Molto prima delle città. I suoi costruttori sapevano come conficcare pietre nel terreno e scolpirle, ma non sapevano ancora coltivare la terra per il cibo. Eppure, in qualche modo, devono aver avuto l'organizzazione sociale necessaria per riunirsi in gruppi più grandi di qualsiasi banda di cacciatori-raccoglitori e coordinare i loro lavori per mesi o anni.
Ciò in cui credevano e il motivo per cui lo hanno fatto rimane un mistero, mistero che solleva una questione fondamentale. Sono state le città a creare gli dèi o sono stati gli dèi a creare le città?
Una teoria sostiene che lo sviluppo di religioni e sistemi di credenze elaborati è arrivato in seguito allo sviluppo di società complesse, in cui l'agricoltura forniva un surplus di cibo. Esistevano insediamenti relativamente grandi in altre parti del Medio Oriente in quel periodo, resi possibili dall'immensa fertilità della terra prima che gli umani e le loro capre prendessero il sopravvento; ma nessuno sembra aver vissuto a Göbekli Tepe. Non è stato costruito per nessun scopo pratico.
Deve essere stata l'espressione di un grande sogno condiviso. In questo senso, è una città costruita dagli dèi, anche se gli dèi esistevano solo nelle menti dei loro adoratori e non avevano alcuna forma che ora potremmo riconoscere.»
(trad. mia)

Leggi anche qui sulla scoperta di un sito archeologico sommerso nel Canale di Sicilia di 9500 anni fa.

9 giugno 2018

"2001": la demistificazione del razionalismo (rassegna)

- www.doppiozero.com/materiali/2001-50-anni-70-millimetri

Doppiozero: “2001”: 50 anni, 70 millimetri (di Simone Spoladori)

«Il paradosso di questi sei film, di 2001 in modo particolare [...] è che, benché prodotti in un regime di morbosa supervisione di ogni singolo aspetto, raccontano, come dice Ruggero Eugeni, proprio la “crisi del controllo”, la messa in scacco del primato della ragione nella società Occidentale. Attraverso il più cerebrale razionalismo, Kubrick mette in scena la demistificazione del razionalismo [...].
Un grande film sulla ragione, il racconto di un Nostos sottolineato sin dal riferimento omerico nel titolo. L’uomo realizzatosi nella storia “torna” all’origine della sua evoluzione, nel mito dell’eterno ritorno.»

«L’uomo kubrickiano, soggetto della storia, come dice Eugeni, non è un angelo caduto bensì una bestia elevata sopra le altre, percorsa da istinti animaleschi e irrazionali che più tenta di controllare [...], più si caricano di rabbia esplosiva. Colpisce, a distanza di anni, l’acuta e profonda ironia di Kubrick. Un sorriso beffardo, tutt’altro che bonario accompagna una riflessione che va dalla tibia lanciata dallo scimmione a un ipotetico futuro fatto di violenze sterilizzate. Il progresso è colto nel suo paradossale rapporto con l’aggressività, l’evoluzione è un territorio di nefandezze e di soprusi.»

11 maggio 2018

Gli antichi popoli delle steppe e la diffusione delle lingue (rassegna)

- www.lescienze.it/news/2018/05/10/news/antiche_migrazioni_europa_steppe_asia_popolaz

Le Scienze: Gli antichi popoli delle steppe e la diffusione delle lingue (di redazione)

«Da anni i paleoantropologi si interrogano sulle ragioni del successo delle lingue indoeuropee, chiedendosi se la loro diffusione in tutta l'Europa sia avvenuta attraverso lo spostamento di popolazioni oppure per contagio culturale. L'ipotesi prevalente è che il fattore chiave della diffusione siano state la domesticazione del cavallo e l'invenzione del carro, entrambe realizzate circa 3000 anni fa dalla cultura Yamnaya, composta da popolazioni di pastori che vivevano in Europa orientale e in Asia occidentale.
Secondo alcuni ricercatori nella sua espansione verso est questa popolazione si sarebbe mescolata con quelle locali diffondendo così fino nell'Asia centrale e meridionale la lingua proto-indoeuropea, che si sarebbe poi differenziata, oltre che nelle lingue europee occidentali, nel russo, nel persiano e nell'hindi.
Come si legge nell'articolo pubblicato su "Science", Damgaard, Willerslev e colleghi hanno sequenziato il genoma estratto dai resti di 74 individui vissuti tra 3500 e 1500 anni fa circa nella regione compresa fra l'Anatolia e l'Asia centrale e quello di reperti relativi ai cavalli usati da quelle antiche popolazioni per poi confrontarli con quelli ottenuti da attuali abitanti di quelle regioni e dei cavalli odierni. L'analisi dei dati ha mostrato che già 5500 anni fa erano presenti cavalli domestici in una popolazione di pastori insediata prevalentemente nella regione dell'attuale Kazakistan, i Botai, discendenti direttamente dalle tribù di cacciatori del Paleolitico.
Questi cavalli, tuttavia, a differenza di quelli della cultura Yamnaya, non hanno lasciato discendenti giunti fino a noi, mostrando che nelle due popolazioni il processo di domesticazione è avvenuto in modo indipendente. E non è stata trovata traccia neppure di un flusso genico dagli Yamnaya ai Botai, che in un primo momento sarebbero stati letteralmente scavalcati dall'espansione Yamnaya (diretti ancora più a est) verso i monti Altai, per essere poi scacciati da ulteriori migrazioni.
Gli autori mostrano anche che la più antica lingua indoeuropea conosciuta, l'hittita, non è il risultato di una massiccia migrazione dalla steppa eurasiatica: nei resti di antichi hittiti non vi sono tracce di geni derivati dagli Yamnaya, suggerendo che nel loro caso il contagio linguistico sia avvenuto per via culturale.
Quanto alle tracce di DNA euroasiatico trovato nelle popolazioni dell'Asia centrale e meridionale, anche in questo caso quelle attribuibili agli Yamnaya sono molto scarse.»

26 gennaio 2018

Le radici neurologiche dell'espansione demografica umana (rassegna)

- www.lescienze.it/news/2018/01/23/news/neurochimica_successo_demografico_umano_primati

Le Scienze: Le radici neurologiche dell'espansione demografica umana (di redazione)

«Tuttavia non è mai stato chiaro in che modo l’evoluzione del comportamento sociale umano si sia tradotta in un miglioramento del successo riproduttivo individuale rispetto agli altri primati. Se, infatti, il passaggio all’andatura perfettamente bipede ha dato ai nostri antenati una maggiore capacità di esplorare i terreni aperti alla ricerca di cibo, aveva il grave svantaggio di aumentare la probabilità di lesioni muscolo-scheletriche, era energicamente costoso, e decisamente lento e goffo rispetto ai movimenti dei predatori.

Secondo C. Owen Lovejoy e colleghi, questo handicap evoluzionistico è stato superato grazie alla selezione di un particolare tipo di personalità, in cui il comportamento è influenzato in modo essenziale dallo striato ventrale, una regione del cervello che partecipa alla modulazione del comportamento sociale, oltre che di quello motorio.

[...] gli esseri umani hanno alti livelli di dopamina e bassi di acetilcolina, che tracciano un profilo di personalità unico, associato a comportamenti più attenti alla conformità sociale e reattivi agli stimoli sociali e ambientali, a una minore aggressività e a una conoscenza più sofisticata dell'ambiente. Elevate concentrazioni di dopamina nello striato sono anche associate a forti legami di coppia, cioè alla monogamia.

Incoraggiando la tendenza all’approvvigionamento di cibo da parte del maschio e la monogamia, questo tipo di personalità deve avere migliorato la sopravvivenza delle femmine e dei figli.

A sostegno di questa tesi Lovejoy e colleghi hanno quindi condotto un secondo studio – pubblicato anch’esso su “PNAS” - in cui hanno esaminato la mortalità e la fertilità dei macachi, i primati di maggior successo demografico dopo gli esseri umani. Hanno così stabilito che la chiave del successo riproduttivo dei macachi era proprio l'elevata sopravvivenza femminile.»

10 dicembre 2017

Nel costruire il senso del mondo siamo schiavi dell’evoluzione (rassegna)

- http://www.lastampa.it/2017/11/07/cultura/bianucci-4oDoZ0hiceHvS3EntuzPpJ/pagina.html

La Stampa: Percezioni (di Piero Bianucci)

«Non è la posizione del filosofo empirista George Berkeley (1685-1753), “essere significa essere percepito”, che, se portata alle estreme conseguenze, nega l’esistenza del reale. Lotto sa bene che il reale esiste in sé e non solo nel nostro cervello, ma ciò che gli interessa è il meccanismo con cui il cervello rappresenta il reale. Questo meccanismo è frutto di milioni di anni di evoluzione biologica. Le esperienze di innumerevoli generazioni passate hanno inciso nel nostro patrimonio genetico un vasto repertorio di interpretazioni percettive che si sono rivelate vantaggiose per la sopravvivenza. “Guardiamo – dice Lotto – attraverso milioni di anni di storia”. Ecco perché solo una piccola parte dei dati sensoriali viene elaborata: quella che l’esperienza evolutiva ha ritenuto utile; perché il senso della vista lavora per contrasti: la stessa tonalità di grigio ci sembrerà chiara su uno sfondo scuro e più scura su uno sfondo chiaro; perché reagiamo a uno stimolo prima di esserne consapevoli, come hanno dimostrato gli esperimenti di Benjamin Libet mettendo in discussione l’esistenza del libero arbitrio. Insomma, nel costruire il senso del mondo siamo schiavi dell’evoluzione e il contesto è tutto.»

9 dicembre 2017

La toponomastica dei massacri (rassegna)

- https://www.newyorker.com/culture/culture-desk/mapping-massacres

New Yorker: The mapping of massacres (di Ceridwen Dovey)

Il cuore nero dell'Australia bianca.

8 dicembre 2017

Il vantaggio evolutivo della narrazione (rassegna)

- http://www.lescienze.it/news/2017/12/05/news/agta_vantaggio_evolutivo_narrazione-3780216/

Le Scienze: Il ruolo delle storie nell'evoluzione sociale

«"Le religioni dei cacciatori-raccoglitori non hanno dèi moralizzatori eppure sono fortemente cooperative" osserva Andrea Migliano, coautore della ricerca. "Di conseguenza, in queste società la narrazione di storie ha fatto da precursore a forme di narrazione più elaboratore, come quelle di divinità moralizzatrici, comuni nelle popolaizoni post agricole."»

5 dicembre 2017

L’origine della diseguaglianza (rassegna)

- http://temi.repubblica.it/micromega-online/l-origine-della-diseguaglianza-da-rousseau-al-paleolitico/

Micromega-online: L’origine della diseguaglianza. Da Rousseau al Paleolitico (di Cristina Cecchi)

«È contro la legge di natura, comunque vogliamo definirla, [...] che un pugno d’uomini rigurgiti di cose superflue, mentre la moltitudine affamata manca del necessario.»

[...]
«Ma furono i Sumeri (circa 3000-2000 a.C.) – i Sumeri, che da bambini ci insegnavano ad ammirare perché hanno inventato la scrittura, fermando l’infanzia onirica del mondo e dando avvio alla memoria dell’umanità: la storia è davvero la storia degli oppressori – il popolo che in età antica portò al massimo grado di raffinatezza il leviatano della diseguaglianza. I Sumeri per primi privatizzarono la terra; l’aristocrazia ereditaria – i cui figli nutrivano le fila di regnanti, funzionari d’alto livello, sacerdoti e giudici della corte suprema – aveva grandi possedimenti, terre lavorate per loro da gente comune e da schiavi; non c’erano quasi più terre che non fossero private. Il territorio venne diviso in province amministrative, ciascuna con un governatore, una capitale e una gerarchia di città, grandi villaggi e piccoli villaggi. Si perse l’egualitarismo tra unità territoriali – l’eguaglianza non è solo tra umano e umano, ma anche tra unità territoriale e unità territoriale – e vennero l’urbanizzazione e la divisione del lavoro modernamente intese.
[...]
Beninteso: non sono l’agricoltura e la vita stanziale – quindi un passaggio evolutivo di per sé neutro dal punto di vista della diseguaglianza – ad aver incrementato il livello di diseguaglianza nell’umanità e ad aver dato il la a tutti gli sviluppi successivi. L’agricoltura e la possibilità di accumulare sono stati solo il mezzo che (quel che Rousseau chiamava) l’amor proprio di alcuni – agenti umani che si sono battuti per avere maggiori privilegi rispetto ad altri che invece resistevano a questo processo – ha potuto sfruttare per ottenere privilegio sociale, dal quale poi è derivato il resto. E il resto è storia: può essere modificato.»

31 ottobre 2017

La magia del Ramo d'oro (rassegna)

- ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/11/17/la-magia-del-ramo-doro-da-freud-a-jim-morrison54.html

Repubblica: La magia del Ramo d'oro da Freud a Jim Morrison (di Marino Niola)


«Senza Il ramo d'oro di Frazer la cultura moderna non sarebbe la stessa. Quei dodici volumi, iniziati nel 1890 e terminati giusto un secolo fa, negli ultimi mesi del 1915, sono un fantastico viaggio attraverso mitologia e magia, credenze e rituali di tutti i tempi e di tutto il mondo, alla ricerca della sorgente delle nostre istituzioni politiche e religiose. Del filo evolutivo che unisce passato e futuro dell'uomo.»

4 settembre 2017

Le radici micenee dei greci (rassegna)

- ilsole24ore.com/art/cultura/2017-09-01/la-radici-micenee-greci

Il Sole 24 Ore: Le radici micenee dei greci (di Guido Barbujani, 1 settembre 2017)

«Nel 2015 un gruppo di Harvard aveva dimostrato che Luca Cavalli-Sforza, tanto per cambiare, aveva visto giusto: il DNA dei greci neolitici assomiglia a quello dei primi agricoltori anatolici, gli iniziatori della rivoluzione neolitica. Dunque, l’agricoltura è arrivata in Europa da sudest (questo ce lo dicono i reperti archeologici), e in Grecia ci è arrivata per migrazione (e questo ce lo dice il DNA). Poi, con le civiltà minoica e micenea, si passa dall’età della pietra a quella del bronzo, e dunque ci sono due possibilità: o le novità tecnologiche le ha portate un’altra migrazione (e allora minoici e micenei non assomiglieranno ai greci neolitici), oppure si sono sviluppate localmente (e allora troveremo molto DNA in comune fra minoici, micenei e neolitici). Naturalmente questi sono due estremi, fra cui si possono immaginare tante sfumature. Ma formulare le ipotesi in questa forma aiuta a capirsi.
Krause e i suoi hanno confrontato i DNA di greci neolitici, cretesi minoici e postminoici, e micenei. Hanno trovato che non sono identici, ma si assomigliano molto: hanno in comune tre quarti delle varianti del loro DNA (cioè tre quarti di quell’uno per mille del DNA in cui ci sono differenze fra noi umani). Questo fa pensare che il passaggio dall’età della pietra a quella del bronzo non sia stato accompagnato, in Grecia, da profondi cambiamenti demografici, e quindi da grandi movimenti migratori. È interessante il confronto fra minoici e micenei, questi ultimi subentrati a Creta con il declino della civiltà minoica. Quel quarto di varianti del DNA che i due gruppi non condividono assomiglia, a Creta, a quello di popolazioni asiatiche, del Caucaso e dell’Iran; viceversa, a Micene si trova una componente tipica del nordest europeo. Dunque, sembra che minoici e micenei abbiano avuto gli stessi antenati nel neolitico, ma poi abbiano ricevuto migranti di origini diverse, diventando così a loro volta un po’ diversi. [...] 
[...]
Dicevamo che il lavoro di Krause e collaboratori ha suscitato polemiche. Solo in Italia, a dire il vero; ma parliamone. "I risultati confermano quel che si sapeva già", dichiara ai giornali un filologo classico, Lorenzo Perilli. E come faceva? Cosa ne sapeva delle somiglianze e delle differenze fra minoici e micenei, prima di leggere lo studio di Krause? Mistero. Ma i suoi pregiudizi sono condivisi da altri colleghi.
"Nel Mediterraneo, in epoca paleolitica, ci sono stati spostamenti enormi di popolazioni. È successo di tutto, e penso che le informazioni che ci arrivano dalla genetica siano irrilevanti" sentenzia bellicosamente un etruscologo famoso, Mario Torelli. Boh. Proprio perché può essere successo di tutto, proprio perché la gente migra, ma le fonti storiche non ci dicono (e non possono dirci) in quanti si sono spostati e se hanno lasciato qualche discendente, sembrerebbe utile servirsi anche (anche!) dei metodi e dei dati della genetica. No?»



Vedi anche: Le origini genetiche dei Minoici e dei Micenei.

5 agosto 2017

Le origini genetiche dei Minoici e dei Micenei (rassegna)

- sciencemag.org/news/2017/08/greeks-really-do-have-near-mythical-origins-ancient-dna-reveals

Science magazine (AAAS): The Greeks really do have near-mythical origins, ancient DNA reveals (di Ann Gibbons)

«Ecco un buon sunto, titolo a parte, dello studio pubblicato due giorni fa su Nature che sta facendo parlare esperti e appassionati di genetica e storia umana.
Lo studio è uno dei frutti dei recenti progressi nelle tecniche di recupero del dna antico, ed è importante perché conferma la sostanziale continuità tra i primi agricoltori anatolici e i minoici, tra i minoici e i micenei, e tra i micenei e i greci moderni, sgombrando il campo da altre fantasiose ipotesi.
Rimangono da chiarire le modalità dell'influsso delle popolazioni indo-europee che, nonostante un contributo genetico minoritario, ha portato ai cambiamenti culturali e linguistici dell'epoca micenea.»


Ecco lo studio completo.


Vedi anche: Le radici micenee dei greci.

20 giugno 2017

Il decisivo contributo della genetica al dibattito sulla migrazione ariana (rassegna)

- www.thehindu.com/sci-tech/science/how-genetics-is-settling-the-aryan-migration-debate

The Hindu: How genetics is settling the Aryan migration debate (di Tony Joseph)

«La questione più spinosa e combattuta nella storia indiana sta lentamente arrivando a una risoluzione: è vero che quelle genti che parlavano una lingua indoeuropea e che si davano il nome di ariani arrivarono in India in un periodo tra il 2.000 aC e il 1.500 aC, quando la civiltà della Valle dell'Indo era giunta alla conclusione, portando con sé il sanscrito e un insieme distintivo di pratiche culturali? La ricerca genetica, basata su una valanga di nuove prove, sta facendo convergere gli scienziati in tutto il mondo su una risposta inequivocabile: sì, è vero.
[...]
Fino a poco tempo fa, solo i dati basati sull'mtDNA (o DNA matrilineare, trasmesso da madre a figlia) erano disponibili, e sembravano suggerire che negli ultimi 12.500 anni non si fossero verificati apporti esterni significativi nel pool genetico degli indiani. I nuovi dati basati sull'Y-DNA (DNA patrilineare) hanno invece invertito questa conclusione, adducendo forti evidenze di influssi genetici esterni nelle stirpi indiane di linea maschile durante il periodo in questione.
[...]
In questo studio, intitolato "A Genetic Chronology for the Indian Subcontinent Points to Heavily Sex-biased Dispersals", un gruppo di sedici scienziati guidati dal prof. Martin P. Richards dell'Università di Huddersfield nel Regno Unito ha concluso: "L'afflusso genetico dall'Asia centrale nell'età del bronzo era fortemente maschile, coerente con la struttura sociale patriarcale, patrilocale e patrilineare attribuita all'antica società pastorale indoeuropea. Ciò faceva parte di un processo molto più ampio di espansione indoeuropea, con origine primaria nella regione pontico-caspica, che portò a una diffusione di lignaggi di dna patrilineare strettamente imparentati tra loro in una vasta porzione dell'Eurasia tra 5.000 e 3.500 anni fa".
[...]
Quindi, per riassumere: R1a è diffuso in tutta Europa, Asia centrale e Asia meridionale; il suo sottogruppo Z282 è diffuso solo in Europa, mentre un altro sottogruppo Z93 è diffuso solo in alcune parti dell'Asia centrale e dell'Asia meridionale; e tre principali sottogruppi di Z93 sono diffusi solo in India, Pakistan, Afghanistan e nell'Himalaya. Questo quadro chiaro della distribuzione di R1a ha finalmente messo fine a un'ipotesi precedente secondo la quale questo aplogruppo si sarebbe originato in India e poi diffuso all'esterno. Questa ipotesi si basava sull'assunzione erronea che i rami di R1a in India mostrassero una grande diversità rispetto ad altre regioni, fatto che indicherebbe che la sua origine si trova qui. Come afferma il prof. Richards, "l'idea che R1a sia molto diversificato in India, che è stata fondata in gran parte su dati genetici confusi, è stata messa a tacere" grazie all'arrivo di un gran numero di dati dell'Y-DNA.
[...] [...]
Nessuno spiega meglio di Reich ciò che sta accadendo: "Quello che è avvenuto in maniera molto veloce e radicale negli ultimi anni è stata un'esplosione di studi dei genomi umani basati sul DNA moderno e antico, e ciò è stato reso possibile dalle tecnologie della genomica e dell'aDNA (DNA antico, ottenuto da antichi campioni biologici). È in atto una corsa all'oro; c'è una nuova tecnologia e la stiamo applicando a tutto ciò cui possiamo applicarla, e ci sono molti frutti, molte pepite d'oro sparse per terra che vengono raccolte molto rapidamente".
Finora abbiamo esaminato solo le migrazioni di genti di lingua indoeuropea perché questo è stato l'evento storico maggiormente discusso. Ma non bisogna perdere di vista il quadro più ampio: i rami basati su R1a formano solo il 17,5% del dna patrilineare indiano e una percentuale ancora minore di quello della linea femminile. La stragrande maggioranza degli indiani deve la sua origine principalmente a persone provenienti da altre migrazioni, a partire dalle migrazioni originarie dall'Africa tra 55.000 e 65.000 anni fa, o dalle migrazioni legate alla diffusione dell'agricoltura provenienti dall'Asia occidentale probabilmente avvenute in ondate multiple dopo il 10.000 aC, o dalle migrazioni di popoli di lingue austroasiatiche come i Munda dall'Asia orientale, la cui datazione deve ancora essere stabilita, o dalle migrazioni di popoli di lingue tibeto-birmane come i Garo, sempre dall'Asia orientale e sempre con datazione ancora da stabilire.
Ciò che è evidente è che siamo una civiltà dalle molteplici origini, che deriva i suoi impulsi culturali, la sua tradizione e le sue pratiche da un'ampia varietà di stirpi e storie di migrazione. I primi migranti dall'Africa, intrepidi pionieri dell'esplorazione che hanno originariamente scoperto questa terra e vi si sono stabiliti, e le cui stirpi formano ancora il fondamento della nostra popolazione; coloro che arrivarono successivamente con un bagaglio di tecniche agricole e crearono la civiltà della Valle dell'Indo, le cui idee e pratiche culturali arricchiscono forse ancora gran parte delle nostre tradizioni; coloro che sono arrivati dall'Asia orientale, probabilmente portando con sé la pratica della coltivazione del riso e tutto ciò che ne deriva; coloro che sono venuti più tardi con una lingua chiamata sanscrito, e le credenze e usanze associate, e hanno rimodellato in maniera fondamentale la nostra società; e infine coloro che sono venuti ancora più tardi, per il commercio o per la conquista, e hanno scelto di rimanere. Tutti si sono mescolati e hanno contribuito a questa civiltà che chiamiamo India. Siamo tutti migranti.»

(trad. mia)

18 maggio 2017

I cambiamenti ambientali nell'epoca della transizione da Australopithecus a Homo (rassegna)

- lescienze.it/news/2017/05/17/news/paesaggio_transizione_australopiteco_homo

Le scienze: Il paesaggio che vide la nascita di Homo (17 maggio 2017)

«"Non siamo stati molto sorpresi che la dieta del primo Homo fosse simile a quella degli australopitechi. Ma siamo rimasti sorpresi dal fatto che la sua dieta non è cambiata quando è cambiata quella di tutti gli altri animali di quell'ecosistema."
A quel tempo, peraltro, il paesaggio dell'Africa orientale non era omogeneo, mostrando un progressivo passaggio - iniziato nel bacino del Turkana - da un ambiente umido e boscoso prima della scomparsa di Australopithecus circa tre milioni di anni fa, a uno asciutto e aperto, all'epoca dei primi Homo 2.8 milioni di anni fa.
"La specie di Lucy era riuscita a superare i molti cambiamenti ambientali testimoniati nelle sequenze geologiche di Hadar, ma a quanto pare non è stata in grado di sopravvivere nei grandi ambienti veramente aperti che si sono poi diffusi."»

17 marzo 2017

Dalla cooperazione di gruppo al sacrificio estremo (rassegna)

- www.lescienze.it/news/2017/03/15/news/cooperazione_gruppo_sacrificio_estremo

Le Scienze: Dalla cooperazione di gruppo al sacrificio estremo (di redazione)

«le esperienze negative sono un meccanismo potente di promozione dei comportamenti prosociali, che in certe condizioni può essere estremamente costoso per l'individuo.
I ricercatori hanno anche formulato un'ipotesi su come si sia strutturata questa dinamica comportamentale nel corso dell'evoluzione: probabilmente, ha permesso ai nostri antenati di avere successo in attività collettive ad alto rischio e nei conflitti con altri gruppi. [...]
Nei gruppi moderni, la volontà di sacrificio per il gruppo è un retaggio di questi antichi conflitti e si esprime solo in condizioni estreme.
“Utilizzare un approccio di modellizzazione matematica per spiegare questo problema ci permette di sviluppare nuove conoscenze che finora non erano disponibili”, ha spiegato Gavrilets. “Anche se ricerche condotte in passato nel campo della biologia evoluzionistica hanno identificato diversi percorsi per l'evoluzione della cooperazione, questo studio introduce l'ipotesi dell'esistenza di un meccanismo molto potente ma finora sottostimato”.»

1 febbraio 2016

L'invenzione della famiglia (rassegna)

- ilmanifesto.it/linvenzione-della-famiglia/

il Manifesto: L'invenzione della famiglia (di Bia Sarasini)

«Famiglia è una parola di origine latina, e, dicono i vocabolari, indicava l’insieme dei servi che abitavano in una casa, e non alludeva a nessun legame di parentela. Anche matrimonio ha cambiato significato nel corso del tempo, spiega Emile Benveniste (Il vocabolario delle istituzioni indo europee, Einaudi). Nelle lingue indoeuropee non esiste un’unica parola che indichi quello oggi si intende per matrimonio, ma esistono parole diverse, per gli uomini e le donne.
[...]
C’è una vignetta divertente, che circola nel web. "Ogni volta che si dice ’natura’, un antropologo muore". Certo, gli antropologi non sono popolari come gli archeologi (dopo l’effetto Indiana Jones), ma si dovrebbe insegnare nelle scuole che la famiglia non si è sempre chiamata così, e soprattutto ha cambiato forma innumerevoli volte nel corso del tempo. E che in particolare la famiglia mononucleare è una forma molto recente, legata all’industrializzazione e connessa all'urbanizzazione.»

20 novembre 2015

Il fondamentale contributo delle tribù di cacciatori-raccoglitori del Caucaso al genoma degli Yamnaya (rassegna)

- lescienze.it/news/2015/11/18/news/antichi_europei_flusso_geni_tribu_caucaso_yamnaya

Le Scienze: Il contributo delle tribù del Caucaso al genoma degli europei (18 novembre 2015)

«Sono quattro le stirpi che, mescolandosi, hanno dato origine agli europei di oggi: accanto ai cacciatori-raccoglitori occidentali, ai primi agricoltori venuti dal Vicino Oriente e ai nomadi delle steppe asiatiche, un grande contributo genetico è venuto da una antica popolazione rimasta isolata fra le montagne del Caucaso per 15.000 anni.
[...]
Studi precedenti avevano rivelato che agli europei contemporanei hanno contribuito, in vari gradi, tre popolazioni ancestrali: i cacciatori-raccoglitori dell'ovest che, arrivati sul continente durante il Mesolitico, si spinsero dalla Spagna verso est fino all'Ungheria; i primi gruppi di agricoltori provenienti dal Vicino Oriente, che circa 10.000 anni fa iniziarono a espandersi dall'area mediterranea in tutto il continente; e infine, circa 5000 anni fa, i pastori Yamnaya, noti per aver poi dato vita alla cosiddetta cultura della ceramica cordata, provenienti dalle steppe centro-asiatiche.
L'analisi genetica dei resti fossili di antichi soggetti Yamnaya aveva però mostrato che questa popolazione doveva circa metà del proprio patrimonio genetico a qualche altra popolazione rimasta finora sconosciuta.

Lo studio condotto da Eppie Ruth Jones e colleghi ha scoperto ora questa misteriosa componente nelle antiche tribù di cacciatori-raccoglitori del Caucaso. Le analisi indicano che questa popolazione si separò dai cacciatori-raccoglitori occidentali circa 45.000 anni fa, per migrare verso il Caucaso, ricevendo un parziale contributo genetico dalle tribù che poi avrebbero dato origine ai primi agricoltori europei. Questo flusso genetico però si interruppe del tutto circa 25.000 anni fa, poco prima dell'Ultimo massimo glaciale.
Per quasi 15.000 anni, l'espansione dei ghiacciai isolò completamente le popolazioni caucasiche da qualsiasi mescolanza con altre popolazioni, fino a quando, tornate agibili le vie di comunicazione, si mescolarono con le tribù nomadi provenienti dall'Asia centrale, dando origine alla popolazione Yamnaya.
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14 agosto 2015

Scoperto un sito archeologico sommerso nel Canale di Sicilia che ha più di 9500 anni (rassegna)

- lescienze.it/lanci/2015/08/10/news/ogs_scoperto_un_sito_archeologico_sommerso_nel_canale_di_sicilia_ha_piu_di_9500_anni

Le Scienze: OGS: Scoperto un sito archeologico sommerso nel Canale di Sicilia. Ha più di 9500 anni


Il mondo sconosciuto delle genti del Mesolitico: quante scoperte ancora da fare...

«[...] è uno dei siti sommersi più antichi finora conosciuti, di età Mesolitica, coevo alle strutture di Göbekli Tepe in Turchia, il primo esempio noto di tempio in pietra.
[...] rivela importanti competenze tecniche e ingegneristiche, tali da dover abbandonare la convinzione che i nostri antenati non avessero le conoscenze, l’abilità e la tecnologia per sfruttare le risorse naturali e fare traversate marittime. Le recenti scoperte di archeologia sommersa hanno definitivamente eliminato il concetto di "primitivismo tecnologico" spesso attribuito ai cacciatori-raccoglitori delle zone costiere.
[...] Per trovare le radici della civiltà nella regione del Mediterraneo, è necessario concentrare la ricerca nelle aree di mare basso ora sommerse.»

12 maggio 2015

L'altruismo non esiste (rassegna)

- motherboard.vice.com/it/lo-scienziato-senzatetto-che-ha-tentato-di-provare-che-laltruismo-non-esiste

Motherboard (Vice): Lo scienziato senzatetto che ha dimostrato che l'altruismo non esiste (di Theo Jolliffe)


«L'equazione di Price spiega come tutti i tratti comportamentali si sono evoluti grazie a qualche entità della gerarchia biologica: che si tratti del gruppo sociale, del gruppo familiare, dell'individuo o del singolo gene. Egli dimostrò come, essenzialmente, quando crediamo di comportarci in maniera altruista ed amorevole, le nostre azioni siano in realtà ben calibrate su una scala di interesse personale.
[...]
Se possiamo spiegare formalmente come si evolvono tratti come l’altruismo, ciò significa che il tratto in sé porta sempre vantaggi in qualunque livello della gerarchia biologica si stia evolvendo.
[...]
Nel novembre 1973, Price e Maynard Smith scrivono un articolo determinante chiamato “La logica del Conflitto Animale” dove introducono l’idea di Strategia Evoluzionistica Stabile (ESS). Una ESS avviene quando un’intera popolazione adotta una strategia comportamentale che nessuna strategia mutante riesce a modificare con successo. Proprio come per l’equilibrio di Nash, questo accade quando ogni individuo prende la decisione migliore per se basandosi sulle decisioni prese da ognuno degli altri giocatori. L’articolo rivoluziona la maniera in cui i biologi pensavano l’evoluzione comportamentale.
[...]
"Ed ecco cosa lo portò alle strade di Londra," continua Harman, "e alla convinzione che il suo scopo nella vita fosse quello di essere un grande altruista. Credo che fosse arrivato a pensare 'okay, tutto questo donare da parte mia è meraviglioso, questo è il mio tentativo di trascendere la mia miracolosa matematica. Ma sono davvero genuino nel farlo? Sto davvero donando ai senzatetto in maniera totalmente disinteressata?'"
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