«Vanno ricompensati, capitano. Perché altrimenti dovrebbero fare quello che noi vogliamo che facciano? [...] Il comportamento civile è ciò che ci distingue dalle forme inferiori. È ciò che ci consente di comunicare. Di affrontare le cose in modo normale senza azzannarci come bestie feroci. Ma il vivere civile va ricompensato. Se non c'è ricompensa, allora non ce ne facciamo di niente. Non ce ne facciamo proprio di niente.»
– Il giorno degli zombi (1985), G. A. Romero (traduzione presa dal doppiaggio originale, riveduta e corretta)
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«They have to be rewarded, captain. Why else would they do what we want them to do? [...] Civil behavior is what distinguishes us from the lower forms. It's what enables us to communicate, to go about things in an orderly fashion, without attacking each other like beasts in the wild. Civility must be rewarded, Captain. If it isn't rewarded, there's no use for it. There's just no use for it at all.»
«L'idea chiave è la desostanzializzazione del mondo, Nietzsche lo dice chiaramente, il nostro pensiero apre un'epoca in cui il mondo viene desostanzializzato. Questa idea della desostanzializzazione del reale veramente domina tutta la nostra cultura, è il paradigma interpretativo del contemporaneo.» [dal min. 31] «Questo "non c'è cosa in sé", né nel senso di una realtà materiale, né nel senso del noumeno, non comporta il venir meno dell'istanza propria della cosa e della realtà. Il fatto che l'idea di un atomo è semplicemente un bisogno psichico, che l'istanza che ci porta a cercare un qualche indivisibile è semplicemente un dover essere, qualcosa di irraggiungibile, il fatto che la cosa in sé sia un immateriale [...] non significa che questo sia un errore, che questa ricerca dell'indivisibile, questa ricerca dell'atomo, questa ricerca se volete della cosa in sé, sia un errore. Se ci siamo sbarazzati finalmente della materialità [...] questo non significa che il nostro bisogno di giungere a un fondamento sia vano, perché è esattamente questo il bisogno che ci spinge a ricercare sempre. [...] C'è un frammento che dice: "ci siamo finalmente sbarazzati della materialità, bisogna negare l'essere". [...] Ma qui non c'è nessun nichilismo a buon mercato. Nietzsche dice sbarazziamoci di questa parola, di questo equivoco che deriva dal nostro linguaggio, dalla nostra grammatica. [...] Questa critica dell'idea di cosa, che è una critica radicale, perché al suo fondo è la critica a ogni idea di una fondamentale materialità dell'essente, è una grande idea: sbarazziamoci del materiale.» [dal min. 35] «Ma è necessaria la fede nella verità, è necessaria la fede di poter pervenire a quell'atomo, a dire che cos'è l'essente, è necessario. È necessaria la fede di poter giungere a una teoria universale. [...] Qui Nietzsche rovescia la posizione scettica originaria e comprende la psicologia del sapere [...] come quel dover essere della ricerca filosofico-scientifica. [...] L'aspirazione alla certezza è un impetuoso, irrinunciabile bisogno che caratterizza tutto il nostro esserci; e ignorarlo, pretendere che la sua critica equivalga al suo superamento, equivalga a sbarazzarsene, sarebbe ridicolo. [...] Non come la realtà è ma come deve essere per noi, affinché noi possiamo conoscerla. [...] Quindi la fede nella verità è espressione massima della volontà di potenza, è misura della forza e del carattere di un pensiero. [...] Secondo queste prospettive, Nietzsche ha a che fare, e a che fare profondamente, con la crisi dei fondamenti epistemologici, e non con vaghe letterature e vaghe filosofie della crisi, e tantomeno vaghi irrazionalismi. Ammettiamo che forse studiare Nietzsche in questa prospettiva non sia del tutto inutile; e lo stanno comprendendo pensatori, filosofi, che provengono da scuole e tradizioni completamente lontane rispetto a quelle di molti, se non tutti coloro, che durante l'ultimo secolo hanno studiato Nietzsche.» [dal min. 40] «Si parla tanto di antiplatonismo di Nietzsche... Nietzsche gronda di platonismo... di un vero Platone, non del Platone dei sussidiari. [...] Platone è la figura che determina l'epoca della civiltà europeo-occidentale. È la liberazione dalla caverna. [...] È oltre ogni hybris, oltre ogni superbia, oltre ogni invidia, oltre ogni gelosia, oltre ogni risentimento, tutte le caratteristiche dell'uomo del sottosuolo, è figura della dépense [v. Bataille], non del dominio; com'è banale la volontà di potenza come dominio, com'è da ultimi uomini pensare che il potere sia dominare... il potere è donare, è donarsi, è svuotarsi. [...] L'immagine che corrisponde all'oltreuomo è quella dell'oceano, dove i fiumi – Nietzsche dice "i mondi della storia" – finiscono la loro corrente e vengono metabolizzati da tutte le loro scorie, da tutti i loro relitti; l'oltreuomo è la figura che scioglie tutte le opposizioni, tutte le contraddizioni, soggetto-oggetto, tra soggettività dominanti, distinte; è figura della terra, niente di super, è figura della terra, certo, ma ama questa terra, ama la terra, non il sottosuolo, dove Platone collocava noi, nel sottosuolo, o sotto il mare [nel Fedone], o dentro la caverna.» [dal min. 52 al min. 56] «E con l'eterno ritorno come la mettiamo? [...] L'eterno ritorno nel senso banale, il "tutto si ripete", è il discorso della scimmia, e dà nausea a Zarathustra. Ci manca altro che tutto ritorni! [...] L'Übermensch dice è il passato, è il futuro, è il presente. Il passato non è passato, morto, è. [...] Il futuro non è una prospettiva in cui mi infuturo dimenticando il presente, voglio che sia. [...] È l'attimo, è l'istante il tempo dell'Übermensch, l'Übermensch vive il suo presente e nel suo presente vi è quello che noi diciamo passato e quello che noi diciamo futuro, e questo vuol dire per lui amare la terra. [...] la questione è il superamento del tempo come durata, non del tempo ciclico o del tempo lineare. L'eterno è il presente, è l'è. E l'oltreuomo ama l'eternità di questo presente. La freccia del tempo, ecco, è il suo primo e supremo nemico.» [dal min. 57 al min. 71]
And I'm at the end of my rope It's so tough just to be alive When I feel like the living dead
I don't know where is up or down And there ain't any love left around Everybody wearin' a frown Waitin' for Santa to come to town You're giving it up so plain, you're living your lives in vain And where are you going to?
Life is brief. fall in love, maidens before the crimson bloom fades from your lips before the tides of passion cool within you, for those of you who know no tomorrow. [...] Life is brief fall in love, maidens before the raven tresses begin to fade before the flame in your hearts flicker and die for those to whom today will never return.
Consigliata chicca della magica e breve era della Hollywood "pre-code". Voto: 7,5.
«Dunque, abbiamo: una donna alla disperata ricerca di una relazione extraconiugale (non consentito dal Codice Hays), lunghe inquadrature che indugiano su gran parte delle sue gambe (sempre non consentito), un ladro gentiluomo che senza alcuna difficoltà beffa la legge e le autorità (inammissibile) e accusa i banchieri di aver usato il loro denaro per corrompere governi (di nuovo, inammissibile), e infine il ladro droga le sue vittime con la marijuana per metterle in uno stato d'animo migliore (noooooooo).»
(Chénier) Ora soave, sublime ora d'amore! Possente l'anima sfida il terrore! Mi fai puro il cuore d'ogni viltà! Bramo la vita e non temo la morte! Ah rimani infinita!
(Maddalena) Vicina nei perigli? Vicina nel terror?
(Chénier) Al braccio mio non più timore! Fino alla morte insieme?
(Maddalena, poi Chénier) Fino alla morte insieme!
(Maddalena) Ah! Ora soave, sublime ora d'amore! Possente l'anima sfida il terrore!
(Chénier, Maddalena) Mi fai puro il cuore. Non temo la morte, non temo! Ora soave! Fino alla morte insiem!
– Umberto Giordano, Andrea Chénier, libretto di Luigi Illica
«Il nostro sospetto nei confronti della gentilezza potrebbe sembrare un fatto personale, ma ha invece una lunga storia. Si tratta del sedimento di almeno quattro fondamentali correnti culturali, che vale la pena di provare a comprendere: 1. Il retaggio del cristianesimo: gentile ma debole... 2. Il retaggio del romanticismo: gentile ma noioso... 3. Il retaggio del capitalismo: gentile ma squattrinato... 4. Il retaggio dell'eroticismo: gentile ma poco sexy... [...] Nonostante tutto questo, la verità è che apprezziamo molto la gentilezza e, ancora di più, ne siamo dipendenti. È solo che le nostre autentiche memorie sulla gentilezza sono state soppresse da una cultura che ingiustamente ci fa sentire ingenui se la approviamo. Tutte le qualità che ci hanno insegnato a pensare come opposte alla gentilezza sono in realtà fortemente compatibili con essa, e per certi versi fortemente dipendenti da essa.»
La politica e la sua "fase televisiva": a distanza di sessant'anni, siamo ancora fermi alla barbara stupidità qui perfettamente illustrata, in uno dei capolavori di Kazan.
I sottotitoli italiani (introvabili) di queste due brevi sequenze sono frutto della trascrizione del doppiaggio e in parte di una mia ritraduzione, necessaria in certi punti per ottenere una maggiore fedeltà all'originale (ad esempio, laddove il testo inglese diceva "That mutt didn't do Roosevelt any harm, did it? Dick Nixon either" il doppiaggio italiano aveva adattato con "- Mi raccomando però che sia un bastardo, non siamo razzisti. - No, se si tolgono i negri").
«...quegli ultimi minuti di Breve incontro... ogni volta che li rivedo le lacrime mi scorrono sul viso, e mi ritrovo in grande imbarazzo una volta che le luci si riaccendono in sala. Quell'ultima scena in cui lei ritorna da suo marito, ed è disperata per aver dovuto separarsi da Trevor Howard, e lui è comprensivo, paziente, sa che è successo qualcosa, non sa bene cosa, e dice "qualunque cosa sia successa, grazie per essere tornata da me". E piango, perché penso che sia un film così meraviglioso; e devo dirvi che quel film oggi è ancora un grande film, e continuerà a esserlo per sempre.» (trad. mia)
(«...that last few minutes of Brief encounter... whenever I see them there are tearsstreaming down my face, and great embarrassment when the lights go on in the theater. That last scene where she returns to her husband, and she's absolutelybroken for having to part from Trevor Howard and he is understanding, sympathetic, he knows something has happened, he doesn't quite know what, and he says "well, whatever it was thank you for coming back to me". And I cry, because I think it's such a wonderful piece of film; and I must tell you that that film today is as good as it ever was and will go on being for all time.»)
Vaghe stelle dell'Orsa, io non credea
tornare ancor per uso a contemplarvi sul paterno giardino scintillanti, e ragionar con voi dalle finestre di questo albergo ove abitai fanciullo, e delle gioie mie vidi la fine. Quante immagini un tempo, e quante fole creommi nel pensier l'aspetto vostro e delle luci a voi compagne! allora che, tacito, seduto in verde zolla, delle sere io solea passar gran parte mirando il cielo, ed ascoltando il canto della rana rimota alla campagna! [...] E che pensieri immensi, che dolci sogni mi spirò la vista di quel lontano mar, quei monti azzurri, che di qua scopro, e che varcare un giorno io mi pensava, arcani mondi, arcana felicità fingendo al viver mio! Ignaro del mio fato, e quante volte questa mia vita dolorosa e nuda volentier con la morte avrei cangiato.
[...] Ahi, ma qualvolta a voi ripenso, o mie speranze antiche, ed a quel caro immaginar mio primo; indi riguardo il viver mio sì vile e sì dolente, e che la morte è quello che di cotanta speme oggi m'avanza; sento serrarmi il cor, sento ch'al tutto consolarmi non so del mio destino. E quando pur questa invocata morte sarammi allato, e sarà giunto il fine della sventura mia; quando la terra mi fia straniera valle, e dal mio sguardo fuggirà l'avvenir; di voi per certo risovverrammi; e quell'imago ancora sospirar mi farà, farammi acerbo l'esser vissuto indarno, e la dolcezza del dì fatal tempererà d'affanno. [...]
O Nerina! e di te forse non odo questi luoghi parlar? caduta forse dal mio pensier sei tu? Dove sei gita, che qui sola di te la ricordanza trovo, dolcezza mia? Più non ti vede questa Terra natal: quella finestra, ond'eri usata favellarmi, ed onde mesto riluce delle stelle il raggio, è deserta. Ove sei, che più non odo la tua voce sonar, siccome un giorno, quando soleva ogni lontano accento del labbro tuo, ch'a me giungesse, il volto scolorarmi? Altro tempo. I giorni tuoi furo, mio dolce amor. Passasti. Ad altri il passar per la terra oggi è sortito, e l'abitar questi odorati colli. Ma rapida passasti; e come un sogno fu la tua vita.
L'occasione di un colloquio alquanto lungo e rilassato con Woody Allen non è così frequente, e non può che regalare delle perle:
«La mia inclinazione è verso la tragedia. () Non ho mai voluto essere un regista comico, ma sono stato maledetto dal dono della comicità. () Infatti nelle mie commedie c'è sempre un elemento triste che le attraversa. () La mia tendenza è sempre quella di essere serio, se non tragico; se fosse per me farei molti film seri, ma la gente mi spinge sempre a farne di divertenti, e quelli divertenti mi vengono più facilmente e ci sono più abituato... ma questa è la tragedia della mia vita.» [dal min. 54]
Altri tratti da menzionare, tra i tanti, sono quando parla di Wilder, dichiarando la sua ammirazione per L'asso nella manica e la sua freddezza per A qualcuno piace caldo[min. 40], e quando tesse le lodi del misconosciuto film di Sidney Lumet, La collina del disonore[min. 41].
«La motivazione è una stronzata. Se chiedete a me, a questo paese potrebbe far comodo un po' meno motivazione. Le persone che sono motivate sono quelle che causano tutti i problemi: finanzieri imbroglioni, serial killer, molestatori di bambini, cristiani conservatori... Queste persone sono altamente motivate! E comunque credo che la motivazione sia sopravvalutata. Mostratemi un coglione sfaticato che se ne sta tutto il giorno sul divano a guardare quiz in tv e a strofinarsi il pene e vi mostrerò qualcuno che non provoca nessun cazzo di problema, okay? [...] Ed ecco un altro branco di mentecatti di infimo grado che dovrebbero essere chiusi in cessi portatili e dati alle fiamme: quelle persone con gli adesivi sulle auto che dicono siamo i genitori orgogliosi di uno stimato studente della Franklin School o della Midvale Academy o qualunque altro nome fintamente innocente che è stato assegnato al centro di indottrinamento dove loro figlio è stato mandato per essere spogliato della sua individualità e trasformato in un obbediente membro zombie conformista della cultura americana del consumismo. Genitori orgogliosi? Che tipo di gente vuota ha bisogno di autovalidarsi attraverso il successo dei loro figli? Quanto vi piacerebbe vivere con un paio di questi disadattati? "Come sta andando quel progetto di scienze, Justin?" "Vaffanculo papà. Fatti gli affari tuoi e passa le Cheerios, coglione". Ecco un adesivo che vorrei vedere sui paraurti: "Siamo i genitori orgogliosi di un bambino che ha già sufficiente autostima senza bisogno di dover promuovere i suoi insulsi successi scolastici sul retro della nostra auto". Oppure: "Siamo i genitori orgogliosi di un bambino che ha resistito ai tentativi dei suoi insegnanti di abbattere il suo spirito e piegarlo alla volontà dei loro padroni".»