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14 luglio 2020

VIDEO: Il giorno degli zombi (Romero, 1985): Comportamento civile e ricompensa

 



«Vanno ricompensati, capitano. Perché altrimenti dovrebbero fare quello che noi vogliamo che facciano? [...] Il comportamento civile è ciò che ci distingue dalle forme inferiori. È ciò che ci consente di comunicare. Di affrontare le cose in modo normale senza azzannarci come bestie feroci. Ma il vivere civile va ricompensato. Se non c'è ricompensa, allora non ce ne facciamo di niente. Non ce ne facciamo proprio di niente.»

– Il giorno degli zombi (1985), G. A. Romero (traduzione presa dal doppiaggio originale, riveduta e corretta)

~

«
They have to be rewarded, captain. Why else would they do what we want them to do? [...] Civil behavior is what distinguishes us from the lower forms. It's what enables us to communicate, to go about things in an orderly fashion, without attacking each other like beasts in the wild. Civility must be rewarded, Captain. If it isn't rewarded, there's no use for it. There's just no use for it at all.»

8 marzo 2018

VIDEO: Il Nietzsche di Cacciari, al di là delle 'semplificazioni da sussidiario'

(Palazzo Ducale, Genova, 8 novembre 2017)

«L'idea chiave è la desostanzializzazione del mondo, Nietzsche lo dice chiaramente, il nostro pensiero apre un'epoca in cui il mondo viene desostanzializzato. Questa idea della desostanzializzazione del reale veramente domina tutta la nostra cultura, è il paradigma interpretativo del contemporaneo.» [dal min. 31]

«Questo "non c'è cosa in sé", né nel senso di una realtà materiale, né nel senso del noumeno, non comporta il venir meno dell'istanza propria della cosa e della realtà. Il fatto che l'idea di un atomo è semplicemente un bisogno psichico, che l'istanza che ci porta a cercare un qualche indivisibile è semplicemente un dover essere, qualcosa di irraggiungibile, il fatto che la cosa in sé sia un immateriale [...] non significa che questo sia un errore, che questa ricerca dell'indivisibile, questa ricerca dell'atomo, questa ricerca se volete della cosa in sé, sia un errore. Se ci siamo sbarazzati finalmente della materialità [...] questo non significa che il nostro bisogno di giungere a un fondamento sia vano, perché è esattamente questo il bisogno che ci spinge a ricercare sempre. [...] C'è un frammento che dice: "ci siamo finalmente sbarazzati della materialità, bisogna negare l'essere". [...] Ma qui non c'è nessun nichilismo a buon mercato. Nietzsche dice sbarazziamoci di questa parola, di questo equivoco che deriva dal nostro linguaggio, dalla nostra grammatica. [...] Questa critica dell'idea di cosa, che è una critica radicale, perché al suo fondo è la critica a ogni idea di una fondamentale materialità dell'essente, è una grande idea: sbarazziamoci del materiale.» [dal min. 35]

«Ma è necessaria la fede nella verità, è necessaria la fede di poter pervenire a quell'atomo, a dire che cos'è l'essente, è necessario. È necessaria la fede di poter giungere a una teoria universale. [...] Qui Nietzsche rovescia la posizione scettica originaria e comprende la psicologia del sapere [...] come quel dover essere della ricerca filosofico-scientifica.
[...] L'aspirazione alla certezza è un impetuoso, irrinunciabile bisogno che caratterizza tutto il nostro esserci; e ignorarlo, pretendere che la sua critica equivalga al suo superamento, equivalga a sbarazzarsene, sarebbe ridicolo. [...] Non come la realtà è ma come deve essere per noi, affinché noi possiamo conoscerla. [...] 
Quindi la fede nella verità è espressione massima della volontà di potenza, è misura della forza e del carattere di un pensiero. [...]
Secondo queste prospettive, Nietzsche ha a che fare, e a che fare profondamente, con la crisi dei fondamenti epistemologici, e non con vaghe letterature e vaghe filosofie della crisi, e tantomeno vaghi irrazionalismi. Ammettiamo che forse studiare Nietzsche in questa prospettiva non sia del tutto inutile; e lo stanno comprendendo pensatori, filosofi, che provengono da scuole e tradizioni completamente lontane rispetto a quelle di molti, se non tutti coloro, che durante l'ultimo secolo hanno studiato Nietzsche.» [dal min. 40]

«Si parla tanto di antiplatonismo di Nietzsche... Nietzsche gronda di platonismo... di un vero Platone, non del Platone dei sussidiari. [...] Platone è la figura che determina l'epoca della civiltà europeo-occidentale. È la liberazione dalla caverna. [...] È oltre ogni hybris, oltre ogni superbia, oltre ogni invidia, oltre ogni gelosia, oltre ogni risentimento, tutte le caratteristiche dell'uomo del sottosuolo, è figura della dépense [v. Bataille], non del dominio; com'è banale la volontà di potenza come dominio, com'è da ultimi uomini pensare che il potere sia dominare... il potere è donare, è donarsi, è svuotarsi. [...] L'immagine che corrisponde all'oltreuomo è quella dell'oceano, dove i fiumi – Nietzsche dice "i mondi della storia" – finiscono la loro corrente e vengono metabolizzati da tutte le loro scorie, da tutti i loro relitti; l'oltreuomo è la figura che scioglie tutte le opposizioni, tutte le contraddizioni, soggetto-oggetto, tra soggettività dominanti, distinte; è figura della terra, niente di super, è figura della terra, certo, ma ama questa terra, ama la terra, non il sottosuolo, dove Platone collocava noi, nel sottosuolo, o sotto il mare [nel Fedone], o dentro la caverna.» [dal min. 52 al min. 56]

«E con l'eterno ritorno come la mettiamo? [...] L'eterno ritorno nel senso banale, il "tutto si ripete", è il discorso della scimmia, e dà nausea a Zarathustra. Ci manca altro che tutto ritorni! [...]
L'Übermensch dice è il passato, è il futuro, è il presente. Il passato non è passato, morto, è. [...] Il futuro non è una prospettiva in cui mi infuturo dimenticando il presente, voglio che sia. [...] È l'attimo, è l'istante il tempo dell'Übermensch, l'Übermensch vive il suo presente e nel suo presente vi è quello che noi diciamo passato e quello che noi diciamo futuro, e questo vuol dire per lui amare la terra.
[...] la questione è il superamento del tempo come durata, non del tempo ciclico o del tempo lineare. L'eterno è il presente, è l'è. E l'oltreuomo ama l'eternità di questo presente. La freccia del tempo, ecco, è il suo primo e supremo nemico.» [dal min. 57 al min. 71]

4 marzo 2018

VIDEO: Daniel Johnston: Life in vain


And I'm at the end of my rope
It's so tough just to be alive
When I feel like the living dead

I don't know where is up or down
And there ain't any love left around
Everybody wearin' a frown
Waitin' for Santa to come to town
You're giving it up so plain, you're living your lives in vain
And where are you going to?

17 febbraio 2018

VIDEO: Il gattopardo (Visconti, 1963): Finale


«O stella, o fedele stella, quando ti deciderai a darmi un appuntamento meno effimero, lontano da tutto, nella tua regione di perenne certezza?»

2 gennaio 2018

VIDEO: Vivere (Kurosawa, 1952): La canzone della gondola


Life is brief.
fall in love, maidens
before the crimson bloom
fades from your lips
before the tides of passion
cool within you,
for those of you
who know no tomorrow.
[...]
Life is brief
fall in love, maidens
before the raven tresses
begin to fade
before the flame in your hearts
flicker and die
for those to whom today
will never return.

14 dicembre 2017

VIDEO: L'eclisse (Antonioni, 1962): silenzio


VIDEO: Passacaglia della vita (XVII sec.): bisogna morire


(l'attribuzione a Landi della composizione in oggetto è errata)

12 dicembre 2017

VIDEO: Claire Denis su Yasujiro Ozu


9 dicembre 2017

VIDEO: Jewel robbery (Dieterle, 1932)


Consigliata chicca della magica e breve era della Hollywood "pre-code".
Voto: 7,5.

«Dunque, abbiamo: una donna alla disperata ricerca di una relazione extraconiugale (non consentito dal Codice Hays), lunghe inquadrature che indugiano su gran parte delle sue gambe (sempre non consentito), un ladro gentiluomo che senza alcuna difficoltà beffa la legge e le autorità (inammissibile) e accusa i banchieri di aver usato il loro denaro per corrompere governi (di nuovo, inammissibile), e infine il ladro droga le sue vittime con la marijuana per metterle in uno stato d'animo migliore (noooooooo).»

7 dicembre 2017

VIDEO: Andrea Chénier: Ora soave


(Chénier)
Ora soave, sublime ora d'amore!
Possente l'anima sfida il terrore!
Mi fai puro il cuore d'ogni viltà!
Bramo la vita e non temo la morte!
Ah rimani infinita!

(Maddalena)
Vicina nei perigli?
Vicina nel terror?

(Chénier)
Al braccio mio non più timore!
Fino alla morte insieme?

(Maddalena, poi Chénier)
Fino alla morte insieme!

(Maddalena)
Ah! Ora soave, sublime ora d'amore!
Possente l'anima sfida il terrore!

(Chénier, Maddalena)
Mi fai puro il cuore.
Non temo la morte, non temo!
Ora soave!
Fino alla morte insiem!


– Umberto Giordano, Andrea Chénier, libretto di Luigi Illica

6 dicembre 2017

VIDEO: La luna sorge (Borzage, 1948): inizio


Così inizia "La luna sorge" (Moonrise, 1948), ottimo esempio del virtuosismo di Borzage.

2 dicembre 2017

VIDEO: Il nostro sospetto nei confronti della gentilezza


«Il nostro sospetto nei confronti della gentilezza potrebbe sembrare un fatto personale, ma ha invece una lunga storia. Si tratta del sedimento di almeno quattro fondamentali correnti culturali, che vale la pena di provare a comprendere:
1. Il retaggio del cristianesimo: gentile ma debole...
2. Il retaggio del romanticismo: gentile ma noioso...
3. Il retaggio del capitalismo: gentile ma squattrinato...
4. Il retaggio dell'eroticismo: gentile ma poco sexy...
[...]
Nonostante tutto questo, la verità è che apprezziamo molto la gentilezza e, ancora di più, ne siamo dipendenti. È solo che le nostre autentiche memorie sulla gentilezza sono state soppresse da una cultura che ingiustamente ci fa sentire ingenui se la approviamo. Tutte le qualità che ci hanno insegnato a pensare come opposte alla gentilezza sono in realtà fortemente compatibili con essa, e per certi versi fortemente dipendenti da essa.»

29 novembre 2017

VIDEO: Un volto nella folla (Kazan, 1957): inizio


Un travolgente Andy Griffith e il magnetico viso di Patricia Neal: è l'inizio a tutta forza di Un volto nella folla (Elia Kazan, 1957).

28 novembre 2017

VIDEO: Un volto nella folla (Kazan, 1957): politica e televisione


La politica e la sua "fase televisiva": a distanza di sessant'anni, siamo ancora fermi alla barbara stupidità qui perfettamente illustrata, in uno dei capolavori di Kazan.

I sottotitoli italiani (introvabili) di queste due brevi sequenze sono frutto della trascrizione del doppiaggio e in parte di una mia ritraduzione, necessaria in certi punti per ottenere una maggiore fedeltà all'originale (ad esempio, laddove il testo inglese diceva "That mutt didn't do Roosevelt any harm, did it? Dick Nixon either" il doppiaggio italiano aveva adattato con "- Mi raccomando però che sia un bastardo, non siamo razzisti. - No, se si tolgono i negri").

25 novembre 2017

VIDEO: Quegli ultimi minuti di Breve incontro...


«...quegli ultimi minuti di Breve incontro... ogni volta che li rivedo le lacrime mi scorrono sul viso, e mi ritrovo in grande imbarazzo una volta che le luci si riaccendono in sala. Quell'ultima scena in cui lei ritorna da suo marito, ed è disperata per aver dovuto separarsi da Trevor Howard, e lui è comprensivo, paziente, sa che è successo qualcosa, non sa bene cosa, e dice "qualunque cosa sia successa, grazie per essere tornata da me". E piango, perché penso che sia un film così meraviglioso; e devo dirvi che quel film oggi è ancora un grande film, e continuerà a esserlo per sempre.»
(trad. mia)


(«...that last few minutes of Brief encounter... whenever I see them there are tears streaming down my face, and great embarrassment when the lights go on in the theater. That last scene where she returns to her husband, and she's absolutely broken for having to part from Trevor Howard and he is understanding, sympathetic, he knows something has happened, he doesn't quite know what, and he says "well, whatever it was thank you for coming back to me". And I cry, because I think it's such a wonderful piece of film; and I must tell you that that film today is as good as it ever was and will go on being for all time.»)

16 ottobre 2017

Leopardi (Le ricordanze): Ma rapida passasti, e come un sogno fu la tua vita


Vaghe stelle dell'Orsa, io non credea
tornare ancor per uso a contemplarvi
sul paterno giardino scintillanti,
e ragionar con voi dalle finestre
di questo albergo ove abitai fanciullo,
e delle gioie mie vidi la fine.
Quante immagini un tempo, e quante fole
creommi nel pensier l'aspetto vostro
e delle luci a voi compagne! allora
che, tacito, seduto in verde zolla,
delle sere io solea passar gran parte
mirando il cielo, ed ascoltando il canto
della rana rimota alla campagna!
[...] E che pensieri immensi,
che dolci sogni mi spirò la vista
di quel lontano mar, quei monti azzurri,
che di qua scopro, e che varcare un giorno
io mi pensava, arcani mondi, arcana
felicità fingendo al viver mio!
Ignaro del mio fato, e quante volte
questa mia vita dolorosa e nuda
volentier con la morte avrei cangiato.

[...] Ahi, ma qualvolta
a voi ripenso, o mie speranze antiche,
ed a quel caro immaginar mio primo;
indi riguardo il viver mio sì vile
e sì dolente, e che la morte è quello
che di cotanta speme oggi m'avanza;
sento serrarmi il cor, sento ch'al tutto
consolarmi non so del mio destino.
E quando pur questa invocata morte
sarammi allato, e sarà giunto il fine
della sventura mia; quando la terra
mi fia straniera valle, e dal mio sguardo
fuggirà l'avvenir; di voi per certo
risovverrammi; e quell'imago ancora
sospirar mi farà, farammi acerbo
l'esser vissuto indarno, e la dolcezza
del dì fatal tempererà d'affanno. [...]


O Nerina! e di te forse non odo
questi luoghi parlar? caduta forse
dal mio pensier sei tu? Dove sei gita,
che qui sola di te la ricordanza
trovo, dolcezza mia? Più non ti vede
questa Terra natal: quella finestra,
ond'eri usata favellarmi, ed onde
mesto riluce delle stelle il raggio,
è deserta. Ove sei, che più non odo
la tua voce sonar, siccome un giorno,
quando soleva ogni lontano accento
del labbro tuo, ch'a me giungesse, il volto
scolorarmi? Altro tempo. I giorni tuoi
furo, mio dolce amor. Passasti. Ad altri
il passar per la terra oggi è sortito,
e l'abitar questi odorati colli.
Ma rapida passasti; e come un sogno
fu la tua vita.

– Giacomo Leopardi, Le ricordanze, 1829

10 luglio 2017

VIDEO: Woody Allen: La mia inclinazione è verso la tragedia


L'occasione di un colloquio alquanto lungo e rilassato con Woody Allen non è così frequente, e non può che regalare delle perle:

«La mia inclinazione è verso la tragedia. () Non ho mai voluto essere un regista comico, ma sono stato maledetto dal dono della comicità. () Infatti nelle mie commedie c'è sempre un elemento triste che le attraversa. () La mia tendenza è sempre quella di essere serio, se non tragico; se fosse per me farei molti film seri, ma la gente mi spinge sempre a farne di divertenti, e quelli divertenti mi vengono più facilmente e ci sono più abituato... ma questa è la tragedia della mia vita.» [dal min. 54]

Altri tratti da menzionare, tra i tanti, sono quando parla di Wilder, dichiarando la sua ammirazione per L'asso nella manica e la sua freddezza per A qualcuno piace caldo [min. 40], e quando tesse le lodi del misconosciuto film di Sidney Lumet, La collina del disonore [min. 41].

6 maggio 2017

VIDEO: George Carlin: la motivazione è una stronzata

«La motivazione è una stronzata. Se chiedete a me, a questo paese potrebbe far comodo un po' meno motivazione. Le persone che sono motivate sono quelle che causano tutti i problemi: finanzieri imbroglioni, serial killer, molestatori di bambini, cristiani conservatori... Queste persone sono altamente motivate!
E comunque credo che la motivazione sia sopravvalutata. Mostratemi un coglione sfaticato che se ne sta tutto il giorno sul divano a guardare quiz in tv e a strofinarsi il pene e vi mostrerò qualcuno che non provoca nessun cazzo di problema, okay?
[...]
Ed ecco un altro branco di mentecatti di infimo grado che dovrebbero essere chiusi in cessi portatili e dati alle fiamme: quelle persone con gli adesivi sulle auto che dicono siamo i genitori orgogliosi di uno stimato studente della Franklin School o della Midvale Academy o qualunque altro nome fintamente innocente che è stato assegnato al centro di indottrinamento dove loro figlio è stato mandato per essere spogliato della sua individualità e trasformato in un obbediente membro zombie conformista della cultura americana del consumismo.
Genitori orgogliosi? Che tipo di gente vuota ha bisogno di autovalidarsi attraverso il successo dei loro figli? Quanto vi piacerebbe vivere con un paio di questi disadattati?
"Come sta andando quel progetto di scienze, Justin?"
"Vaffanculo papà. Fatti gli affari tuoi e passa le Cheerios, coglione".
Ecco un adesivo che vorrei vedere sui paraurti: "Siamo i genitori orgogliosi di un bambino che ha già sufficiente autostima senza bisogno di dover promuovere i suoi insulsi successi scolastici sul retro della nostra auto". Oppure: "Siamo i genitori orgogliosi di un bambino che ha resistito ai tentativi dei suoi insegnanti di abbattere il suo spirito e piegarlo alla volontà dei loro padroni".»

(trad. mia)