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19 settembre 2011

Barrow

Strade di fango, vecchia ferraglia ammassata ovunque, rovine di ogni tipo, cumuli di ossa e resti animali, vento gelido che soffia potentissimo, la pioggia di ghiaccio che ti buca la faccia (a settembre): questo è il dessert che abbiamo scelto per il nostro viaggio.
Posto magnificamente bizzarro, con le sue strutture scientifiche e militari dall’aura misteriosa, e con un campo da football perfetto e pulito che spunta nel mezzo della tundra, con i suoi colori vivaci e tanto di tabellone elettronico, come se ce l’avessero teletrasportato (pare che la squadra locale sia imbattuta, grazie al "vantaggio climatico").

Sì, vale i 500€ spesi per 24 ore.
E vale gli ulteriori 100$ il tour foto-naturalistico in Hummer, sulla tundra fino a Punta Barrow (siamo all’estremità nord degli Stati Uniti; un po’ più a nord di Capo Nord in Norvegia), con John Tidwell. Questo ragguardevole personaggio, amico degli orsi polari delle volpi artiche e delle civette delle nevi, ha suscitato da subito la mia grande invidia. L’Hummer sembra proprio uno di quelli dei militari (non si sa come li abbia ottenuti ma pare che John abbia anche dei visori notturni di tipo militare, con i quali si diverte a spiare gli orsi di notte standosene nascosto al buio dentro il veicolo… ho già detto che sto morendo dall’invidia?), ed è un divertimento assoluto usarlo per scorrazzare sulla tundra, in barba al rischio che le acque agitate dell’oceano artico sommergano improvvisamente una parte di questa che non è altro che una striscia di terra in mezzo al mare e ci si ritrovi bloccati, e al rischio di sprofondare in qualche punto più instabile del terreno. John comunque ha la sua pista tracciata nella tundra, che pare piuttosto sicura, e d’inverno si prende anche la briga di segnarla piantando dei bastoncelli per individuarla con la neve; alla faccia dei suoi concittadini e amici che a suo dire non capiscono come faccia ancora ad essere vivo a forza di avventurarsi in questo territorio precario: "Sono così preoccupati di morire che non vivono".

Qualche foto di Barrow, e dei video del tour con Tidwell:







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14 luglio 2008

Capo Norte, anno 1851

«Chi parte da Ammerfesto per il Capo Norte non può dire se o quando vi giungerà, e molto meno quando ne farà ritorno: il viaggio può durare uno, due, tre, dieci, venti, trenta giorni secondochè il vento spira propizio o contrario, ed il viaggiatore è spesso costretto a trattenersi per molto tempo nelle isole intermedie.
Non ostante tali notizie, le quali non invitavano a fare quel viaggio, io deliberai d'intraprenderlo sin dal mio arrivo in Ammerfesto, e apparecchiatomi ad esso, la mattina del dì 30 di Luglio partii assai per tempo su di una grossa barca con il mio compagno Hartmann e con quattro forti ed esperti marinai norvegesi.
Le acque del golfo di Ammerfesto erano allora quasi tranquille, e quantunque il vento non fosse al tutto propizio, pure i marinai avevano messo la gran vela quadra, che distingue le barche norvegesi da tutte le altre.
Ma le acque del mare, quasi calme vicino ad Ammerfesto, furono da noi trovate a poco a poco più agitate nel canale ed agitatissime in alto mare non tanto per un forte vento di maestro che allora soffiava contrario in parte al nostro viaggio, quanto per cagione di una tempesta seguita nel giorno innanzi.
Noi solcavamo colà le onde del Mare Ghiacciato, che libero e senza sponde si estende verso il polo ed è sempre gravido delle tempeste proprie e di quelle che in esso cagionano i flutti irati e mugghianti del Grande Oceano Atlantico e del Mare Bianco.
Ciò non ostante continuammo di là a navigare in alto mare per quasi due ore, finché i patimenti che io ne soffersi mi ridussero in tale stato da non potere più andare avanti.
Considerai allora che la mia persona già resa debole per i tanti disagi sofferti in Lapponia, non avrebbe potuto resistere a quei nuovi patimenti onde sarei giunto forse ammalato all'Isola di Magheroe, o almeno in tale stato da non potere andare per le valli e per i monti di essa in cerca di piante.»

– "Viaggio per le parti settentrionali di Europa fatto nell'anno 1851 da Filippo Parlatore", Tipografia di Felice Le Monnier, Firenze, 1854, estratti dalle pagg. 298-299