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2 giugno 2019

Montaigne: il nostro agire è un altro sognare, e la nostra veglia una specie di sonno?

«Quelli che hanno paragonato la nostra vita a un sogno, hanno avuto ragione, forse più di quanto pensassero. Quando sogniamo, la nostra anima vive, agisce, esercita tutte le sue facoltà, né più né meno di quando è sveglia. Ma se le esercita più debolmente e oscuramente, non è certo di tanto che vi sia differenza come dalla notte a una luce viva. Piuttosto come dalla notte all’ombra. Là dorme, qui sonnecchia. Più e meno. Sono sempre tenebre, e tenebre cimmerie. Noi vegliamo dormendo, e vegliando dormiamo.
Io non vedo tanto chiaro nel sonno. Ma quanto al vegliare, non lo trovo mai abbastanza netto e senza nubi. Inoltre il sonno nella sua profondità addormenta talvolta i sogni. Ma il nostro vegliare non è mai tanto sveglio da eliminare e dissipare del tutto i vaneggiamenti: che sono i sogni di quelli che sono svegli, e peggio che sogni.
Dato che la nostra ragione e la nostra anima accolgono le fantasie e le opinioni che nascono in esse dormendo, e danno autorità alle azioni dei nostri sogni allo stesso modo che a quelle del giorno, perché non dovremmo domandarci se il nostro pensare e il nostro agire non sia un altro sognare, e la nostra veglia una specie di sonno?»

– M. De Montaigne, Les Essais, II, XII. Trad. it. di F. Garavini (in M. De Montaigne, Saggi, a cura di F. Garavini e A. Tournon, Bompiani 2018, p.1103)

14 dicembre 2017

Cioran: Una mescolanza di terrore e di incantamento alla quale si cede

«Schopenhauer ha ragione di sostenere che la vita è soltanto un sogno. Ma dà prova di grave incoerenza quando, invece di incoraggiare le illusioni, le smaschera facendo credere che al di là di esse ci sia qualcosa.
Chi potrebbe sopportare la vita, se fosse reale? Sogno, essa è una mescolanza di terrore e di incantamento alla quale si cede.»

– E.M. Cioran, Lacrime e santi (tr. it. di D. Grange Fiori, Adelphi, p.79)

11 dicembre 2017

Lorenzo de' Medici: O brievi e chiare notti, o lunghi e negri giorni

O brievi e chiare notti, o lunghi e negri
giorni, o ombre lucenti, o luce obscura,
luce che lume agli occhi aperti fura,
ombra che i chiusi di chiar lume allegri!
O sonno obscur, che e pensier' ciechi et egri
converti in vision di luce pura,
o imagin del morir, qual mentre dura
veggo, odo e sento, e’ miei disir’ ho integri!
O mia troppa dolcezza, di te stessa
mortal nimica, che al disio davanti
mio ben poni, e poi fuggi, onde io mi doglio!
O infelici sonni delli amanti,
dapoiché, quando ho più quel che più voglio,
lo perdo, e fugge allor che più s’appressa!

– Lorenzo de’ Medici, Canzoniere 159

18 aprile 2014

Lovecraft: Cercai la salvezza nel meraviglioso rifu­gio del sonno

«Arrivato ai miei ultimi giorni, e spinto verso la follia dalle atroci bana­lità dell'esistenza che scavano come gocce d'acqua distillate dai tortu­ratori sul corpo della vittima, cercai la salvezza nel meraviglioso rifu­gio del sonno. Nei sogni trovai un poco della bellezza che avevo inva­no cercato nella vita e m'immersi in antichi giardini e boschi incanta­ti. Una volta che il vento era particolarmente dolce e profumato sentii il richiamo del sud e salpai languido, senza meta, sotto costellazioni ignote.»

– H.P. Lovecraft

22 marzo 2014

Ligotti: Non c'è speranza di fuga da questo sogno

«Preso nel tuo stesso sognare
dove non esiste spazio
E intrappolato in eterno dove non esiste tempo
Non c'è niente che puoi fare che non ti sia stato detto di fare
Non c'è speranza di fuga da questo sogno
che non è mai stato il tuo
Le stesse parole che pronunci sono le sue stesse parole
E parli come un traditore
Sotto la sua tortura incessante»

– Thomas Ligotti, “I have a special plan for this world”, 2000 (trad. mia)