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15 giugno 2018

Lovecraft: contro la religione (rassegna)

- temi.repubblica.it/micromega-online/contro-la-religione-gli-scritti-atei-di-hp-lovecraft

Micromega-online: Contro la religione. Gli scritti atei di H.P. Lovecraft (di redazione)

«Nella sua amara insistenza sull’immensità del cosmo e sul ruolo insignificante ricoperto in esso dall’umanità Lovecraft può ricordare al lettore italiano il pessimismo di Giacomo Leopardi nelle Operette Morali. [...]
Sebbene, da un certo punto di vista, Lovecraft sovverta la straordinaria intuizione di Poe, secondo cui l’orrore non ha una consistenza esterna, materiale, non proviene dalla Germania, ma si annida nell’animo umano, ciò che lo accomuna al suo predecessore è una prospettiva paradossalmente laica e razionalista, che tende a escludere il sovrannaturale e lascia aperta la strada alla possibilità dell’osservazione diretta, della misurazione empirica dell’ignoto e del mostruoso.» [Carlo Pagetti]

«Oggi la religione sopravvive tra la maggioranza meno analitica delle persone meramente perché hanno una mancanza di informazioni scientifiche e perché il loro apparato emotivo è stato permanentemente pregiudicato o storpiato dalla propaganda religiosa che era stata ficcata loro in testa durante l’infanzia, prima che la loro mente e le loro emozioni si fossero sviluppate oltre lo stato infantile di debole e non critica ricettività.
È veramente un crimine contro un bambino il cercare di influenzare in qualsiasi modo la sua credenza intellettuale.
»


«Se vogliamo veramente radunare tutti per un singolo scopo, dobbiamo formulare un obiettivo che abbia una possibilità dimostrabile di dare all’intera umanità condizioni migliori nell’unica vita che si è certi di avere. Non credo che l’ideologia sovietica abbracci il miglior obiettivo possibile, e odierei vedere tale ideologia instaurata nel mondo occidentale. Ma perlomeno è un obiettivo reale, qualcosa a cui gli uomini possono intelligentemente essere fedeli. In questo momento il mondo occidentale non possiede qualcosa del genere, sebbene il movimento nazista pensi di averne trovato uno. Viviamo in un’era di inequivocabile decadenza, l’ultima fase di un modo di vita fondato su condizioni e credenze per sempre scomparse per quanto riguarda il ciclo della civilizzazione.
Troveremo mai un sostituto, un ordine sociale praticabile che possa risolvere immediatamente i problemi economici e sociali del presente, e preservare (cosa che il sistema sovietico non riesce a fare) ciò che è ancora sano e infinitamente di valore nel retaggio culturale del passato? Non lo so, ma se dovessimo riuscirci avremmo qualcosa attorno a cui possono accorrere i nostri figli esattamente come i nostri padri si radunavano attorno agli ideali del passato.
»

8 febbraio 2016

Poe: Un sogno dentro un sogno

Questo mio bacio accogli sulla fronte!
E, da te separandomi,
lascia ch’io ti dica
che non sbagli se pensi
che tutti furono un sogno i miei giorni,
e, tuttavia, se la speranza volò via
in una notte o in un giorno,
in una visione o in nient’altro,
è forse per questo meno svanita?
Tutto quel che vediamo, quel che appare
non è che un sogno dentro a un sogno.

Sto nel fragore
di un lido tormentato dalla risacca,
stringo in una mano
granelli di sabbia dorata.
Soltanto pochi! E come sfuggono via,
per le mie dita, e ricadono in mare!
Ed io piango - io piango!
Signore! Mai potrò salvarne
almeno uno dall’onda spietata?
Tutto quel che vediamo, quel che appare
non è che un sogno dentro a un sogno?

– Edgar Allan Poe, Un sogno dentro un sogno (tr. it. di Tommaso Pisanti)

2 maggio 2014

Poe: Vi sono momenti in cui il mondo della nostra triste Umanità può assumere una somiglianza con l'Inferno

«Vi sono momenti in cui, anche agli occhi sereni della Ragione, il mondo della nostra triste Umanità può assumere una somiglianza con l'Inferno; ma l'immaginazione dell'uomo non è Carathis per poterne esplorare impunemente ogni caverna. Ahimè! la legione sinistra dei terrori sepolcrali non si può considerare del tutto immaginaria; ma come i Demoni, in compagnia dei quali Afrasiab discese l'Oxus, devono restare sopiti, altrimenti ci divoreranno: devono essere lasciati dormire o periremo.»

– Edgar Allan Poe, La sepoltura prematura, 1844 (tr. it. di Isabella Donfrancesco, Newton Compton, 1989)