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14 luglio 2020

VIDEO: Il giorno degli zombi (Romero, 1985): Comportamento civile e ricompensa

 



«Vanno ricompensati, capitano. Perché altrimenti dovrebbero fare quello che noi vogliamo che facciano? [...] Il comportamento civile è ciò che ci distingue dalle forme inferiori. È ciò che ci consente di comunicare. Di affrontare le cose in modo normale senza azzannarci come bestie feroci. Ma il vivere civile va ricompensato. Se non c'è ricompensa, allora non ce ne facciamo di niente. Non ce ne facciamo proprio di niente.»

– Il giorno degli zombi (1985), G. A. Romero (traduzione presa dal doppiaggio originale, riveduta e corretta)

~

«
They have to be rewarded, captain. Why else would they do what we want them to do? [...] Civil behavior is what distinguishes us from the lower forms. It's what enables us to communicate, to go about things in an orderly fashion, without attacking each other like beasts in the wild. Civility must be rewarded, Captain. If it isn't rewarded, there's no use for it. There's just no use for it at all.»

5 luglio 2018

Göbekli Tepe: in principio era il sogno (rassegna)

- theguardian.com/commentisfree/2018/jul/04/the-guardian-view-on-world-heritage-in-the-beginning-was-the-dream

Guardian: The Guardian view on world heritage: in the beginning was the dream (editoriale)

L'editoriale del Guardian in occasione dell'ingresso di Göbekli Tepe nella lista dei siti Unesco.


«[...] [questi megaliti], pietre scolpite che pesavano fino a 20 tonnellate, [sono stati] collocati lì a partire da 11.000 anni fa, prima dell'invenzione dell'agricoltura o della scoperta del metallo. Nessuno sembra effettivamente aver vissuto sul sito. Questo è, per quanto ne sappiamo, il primo complesso di templi mai costruito sul pianeta. Molto prima delle città. I suoi costruttori sapevano come conficcare pietre nel terreno e scolpirle, ma non sapevano ancora coltivare la terra per il cibo. Eppure, in qualche modo, devono aver avuto l'organizzazione sociale necessaria per riunirsi in gruppi più grandi di qualsiasi banda di cacciatori-raccoglitori e coordinare i loro lavori per mesi o anni.
Ciò in cui credevano e il motivo per cui lo hanno fatto rimane un mistero, mistero che solleva una questione fondamentale. Sono state le città a creare gli dèi o sono stati gli dèi a creare le città?
Una teoria sostiene che lo sviluppo di religioni e sistemi di credenze elaborati è arrivato in seguito allo sviluppo di società complesse, in cui l'agricoltura forniva un surplus di cibo. Esistevano insediamenti relativamente grandi in altre parti del Medio Oriente in quel periodo, resi possibili dall'immensa fertilità della terra prima che gli umani e le loro capre prendessero il sopravvento; ma nessuno sembra aver vissuto a Göbekli Tepe. Non è stato costruito per nessun scopo pratico.
Deve essere stata l'espressione di un grande sogno condiviso. In questo senso, è una città costruita dagli dèi, anche se gli dèi esistevano solo nelle menti dei loro adoratori e non avevano alcuna forma che ora potremmo riconoscere.»
(trad. mia)

Leggi anche qui sulla scoperta di un sito archeologico sommerso nel Canale di Sicilia di 9500 anni fa.

10 gennaio 2018

de Beauvoir: È perché rifiuto le bugie e la fuga dalla realtà che vengo accusata di pessimismo

«La mia inclinazione naturale di certo non mi porta a pensare che il peggio sia sempre inevitabile. Eppure mi impegno a guardare in faccia la realtà e a parlarne senza far finta di niente [...]
Per combattere l'infelicità bisogna prima rivelarla, il che significa che bisogna dissipare le mistificazioni dietro le quali si nasconde in modo che le persone non debbano pensarci. È perché rifiuto le bugie e la fuga dalla realtà che vengo accusata di pessimismo; ma questo rifiuto implica speranza - la speranza che la verità possa essere utile. E questo è un atteggiamento più ottimistico rispetto alla scelta dell'indifferenza, dell'ignoranza o dell'inganno.»

– Simone de Beauvoir, A conti fatti (autobiografia), 1972 (trad. mia dalla versione inglese)


[ᔥ brainpickings]

7 gennaio 2018

La condivisione e il mettersi a nudo online aumentano il conformismo (rassegna)

- aeon.co/essays/how-baring-and-sharing-online-increases-social-conformity

Aeon: Come la condivisione e il mettersi a nudo online aumentano il conformismo (di Firmin deBrabander)

«Ciò che si manifesta come una certa spudoratezza, quindi, potrebbe in realtà essere esattamente l'opposto. L'approvazione della folla digitale è arrivata a prendere il posto del ruolo del confessore - o, per dirla in altro modo, si sostituisce alla voce interiore della coscienza morale di Socrate. Le persone si confidano con i propri follower nella speranza che i loro bisogni siano approvati, le loro opinioni confermate, le loro stranezze accettate. Il risultato è l'aumento del conformismo all'interno di ogni gruppo, oltre a un restringimento dello spazio condiviso per la comprensione e il dialogo tra di essi.»

(trad. mia)

6 dicembre 2017

Elogio della malinconia

«Eppure la malinconia scaturisce dalla legittima consapevolezza della struttura tragica di ogni vita. Negli stati malinconici, possiamo comprendere, senza rabbia o sentimentalismi, che nessuno capisce veramente nessun altro, che la solitudine è universale e che ogni vita ha la sua buona dose di vergogna e dolore. La malinconia sa che molte delle cose che più desideriamo sono in tragico conflitto l'una con l'altra [...]
Più una civiltà è capace di malinconia più i suoi membri individuali possono fare a meno di essere perseguitati dai propri fallimenti, illusioni perdute e rimpianti.»


(trad. mia)

[http://www.thebookoflife.org/in-praise-of-melancholy/]

2 dicembre 2017

VIDEO: Il nostro sospetto nei confronti della gentilezza


«Il nostro sospetto nei confronti della gentilezza potrebbe sembrare un fatto personale, ma ha invece una lunga storia. Si tratta del sedimento di almeno quattro fondamentali correnti culturali, che vale la pena di provare a comprendere:
1. Il retaggio del cristianesimo: gentile ma debole...
2. Il retaggio del romanticismo: gentile ma noioso...
3. Il retaggio del capitalismo: gentile ma squattrinato...
4. Il retaggio dell'eroticismo: gentile ma poco sexy...
[...]
Nonostante tutto questo, la verità è che apprezziamo molto la gentilezza e, ancora di più, ne siamo dipendenti. È solo che le nostre autentiche memorie sulla gentilezza sono state soppresse da una cultura che ingiustamente ci fa sentire ingenui se la approviamo. Tutte le qualità che ci hanno insegnato a pensare come opposte alla gentilezza sono in realtà fortemente compatibili con essa, e per certi versi fortemente dipendenti da essa.»

25 novembre 2017

VIDEO: Quegli ultimi minuti di Breve incontro...


«...quegli ultimi minuti di Breve incontro... ogni volta che li rivedo le lacrime mi scorrono sul viso, e mi ritrovo in grande imbarazzo una volta che le luci si riaccendono in sala. Quell'ultima scena in cui lei ritorna da suo marito, ed è disperata per aver dovuto separarsi da Trevor Howard, e lui è comprensivo, paziente, sa che è successo qualcosa, non sa bene cosa, e dice "qualunque cosa sia successa, grazie per essere tornata da me". E piango, perché penso che sia un film così meraviglioso; e devo dirvi che quel film oggi è ancora un grande film, e continuerà a esserlo per sempre.»
(trad. mia)


(«...that last few minutes of Brief encounter... whenever I see them there are tears streaming down my face, and great embarrassment when the lights go on in the theater. That last scene where she returns to her husband, and she's absolutely broken for having to part from Trevor Howard and he is understanding, sympathetic, he knows something has happened, he doesn't quite know what, and he says "well, whatever it was thank you for coming back to me". And I cry, because I think it's such a wonderful piece of film; and I must tell you that that film today is as good as it ever was and will go on being for all time.»)

26 ottobre 2017

Blade Runner e la questione dell'identità personale (rassegna)

- iainews.iai.tv/articles/who-is-rachael-the-philosophy-of-blade-runner-and-memory

IAI: Chi è Rachel? Blade Runner e la questione dell'identità personale (di Helen Beebee)

«Una questione filosofica che viene sollevata nel film - e in una certa misura in modo più interessante che nel libro - è la questione dell'identità personale e del suo rapporto con la memoria. Ciò che si ricorda fa la differenza su chi si è?
[...] Rachael personifica lo spinoso concetto di q-ricordo [teorizzato da Shoemaker e Parfit negli anni '70].»

22 settembre 2017

I nostri antenati cacciatori-raccoglitori vivevano meglio di noi? (rassegna)

- newyorker.com/magazine/2017/09/18/the-case-against-civilization

New Yorker: The case against civilization (di John Lanchester, 18 settembre 2017)

«Questo impulso egualitario, suggerisce Suzman, è fondamentale per la capacità del cacciatore-raccoglitore di vivere una vita che è, secondo il proprio punto di vista, ricca, ma senza abbondanza, senza eccesso e senza acquisizione competitiva. L'ingrediente segreto sembra essere il proficuo sfruttamento della propensione umana all'invidia.
Come Suzman afferma, "se questo tipo di egualitarismo è una condizione necessaria affinché si arrivi ad abbracciare un mondo post-lavoro, allora sospetto che si tratterà di un'impresa piuttosto ardua".
Abbiamo molto da imparare dal più vecchio ramo ancora esistente dell'umanità, ma ciò non significa che riusciremo a mettere in pratica questa sapienza. Un uso socialmente positivo dell'invidia potrebbe allora rivelarsi una tecnologia utile quasi quanto il fuoco.»
(trad. mia)

10 luglio 2017

VIDEO: Woody Allen: La mia inclinazione è verso la tragedia


L'occasione di un colloquio alquanto lungo e rilassato con Woody Allen non è così frequente, e non può che regalare delle perle:

«La mia inclinazione è verso la tragedia. () Non ho mai voluto essere un regista comico, ma sono stato maledetto dal dono della comicità. () Infatti nelle mie commedie c'è sempre un elemento triste che le attraversa. () La mia tendenza è sempre quella di essere serio, se non tragico; se fosse per me farei molti film seri, ma la gente mi spinge sempre a farne di divertenti, e quelli divertenti mi vengono più facilmente e ci sono più abituato... ma questa è la tragedia della mia vita.» [dal min. 54]

Altri tratti da menzionare, tra i tanti, sono quando parla di Wilder, dichiarando la sua ammirazione per L'asso nella manica e la sua freddezza per A qualcuno piace caldo [min. 40], e quando tesse le lodi del misconosciuto film di Sidney Lumet, La collina del disonore [min. 41].

22 giugno 2017

Al-Ma'arri: O i grandi doni della morte!

«Chi mi salverà dal vivere in una città
dove vengo lodato a sproposito?
Ricco, sapiente, devoto: tale è la mia fama;
ma molto è ciò che mi separa da essa.

Ammetto l'ignoranza eppure mi credono saggio;
e non è il nostro un caso incredibile?
Perché davvero tutti siamo buoni a nulla:
non sono io nobile come loro non sono volgo.

La morsa stretta della vita il corpo sopporta appena;
come si può scansare il decadimento ed aggirarlo?
O i grandi doni della morte! Sollievo dopo il tormento,
ella ci porta, e dopo il clamore silenzio.»

— Al-Ma'arri, letterato arabo-siriano, 973-1057 (trad. mia da vers. inglese)

20 giugno 2017

Il decisivo contributo della genetica al dibattito sulla migrazione ariana (rassegna)

- www.thehindu.com/sci-tech/science/how-genetics-is-settling-the-aryan-migration-debate

The Hindu: How genetics is settling the Aryan migration debate (di Tony Joseph)

«La questione più spinosa e combattuta nella storia indiana sta lentamente arrivando a una risoluzione: è vero che quelle genti che parlavano una lingua indoeuropea e che si davano il nome di ariani arrivarono in India in un periodo tra il 2.000 aC e il 1.500 aC, quando la civiltà della Valle dell'Indo era giunta alla conclusione, portando con sé il sanscrito e un insieme distintivo di pratiche culturali? La ricerca genetica, basata su una valanga di nuove prove, sta facendo convergere gli scienziati in tutto il mondo su una risposta inequivocabile: sì, è vero.
[...]
Fino a poco tempo fa, solo i dati basati sull'mtDNA (o DNA matrilineare, trasmesso da madre a figlia) erano disponibili, e sembravano suggerire che negli ultimi 12.500 anni non si fossero verificati apporti esterni significativi nel pool genetico degli indiani. I nuovi dati basati sull'Y-DNA (DNA patrilineare) hanno invece invertito questa conclusione, adducendo forti evidenze di influssi genetici esterni nelle stirpi indiane di linea maschile durante il periodo in questione.
[...]
In questo studio, intitolato "A Genetic Chronology for the Indian Subcontinent Points to Heavily Sex-biased Dispersals", un gruppo di sedici scienziati guidati dal prof. Martin P. Richards dell'Università di Huddersfield nel Regno Unito ha concluso: "L'afflusso genetico dall'Asia centrale nell'età del bronzo era fortemente maschile, coerente con la struttura sociale patriarcale, patrilocale e patrilineare attribuita all'antica società pastorale indoeuropea. Ciò faceva parte di un processo molto più ampio di espansione indoeuropea, con origine primaria nella regione pontico-caspica, che portò a una diffusione di lignaggi di dna patrilineare strettamente imparentati tra loro in una vasta porzione dell'Eurasia tra 5.000 e 3.500 anni fa".
[...]
Quindi, per riassumere: R1a è diffuso in tutta Europa, Asia centrale e Asia meridionale; il suo sottogruppo Z282 è diffuso solo in Europa, mentre un altro sottogruppo Z93 è diffuso solo in alcune parti dell'Asia centrale e dell'Asia meridionale; e tre principali sottogruppi di Z93 sono diffusi solo in India, Pakistan, Afghanistan e nell'Himalaya. Questo quadro chiaro della distribuzione di R1a ha finalmente messo fine a un'ipotesi precedente secondo la quale questo aplogruppo si sarebbe originato in India e poi diffuso all'esterno. Questa ipotesi si basava sull'assunzione erronea che i rami di R1a in India mostrassero una grande diversità rispetto ad altre regioni, fatto che indicherebbe che la sua origine si trova qui. Come afferma il prof. Richards, "l'idea che R1a sia molto diversificato in India, che è stata fondata in gran parte su dati genetici confusi, è stata messa a tacere" grazie all'arrivo di un gran numero di dati dell'Y-DNA.
[...] [...]
Nessuno spiega meglio di Reich ciò che sta accadendo: "Quello che è avvenuto in maniera molto veloce e radicale negli ultimi anni è stata un'esplosione di studi dei genomi umani basati sul DNA moderno e antico, e ciò è stato reso possibile dalle tecnologie della genomica e dell'aDNA (DNA antico, ottenuto da antichi campioni biologici). È in atto una corsa all'oro; c'è una nuova tecnologia e la stiamo applicando a tutto ciò cui possiamo applicarla, e ci sono molti frutti, molte pepite d'oro sparse per terra che vengono raccolte molto rapidamente".
Finora abbiamo esaminato solo le migrazioni di genti di lingua indoeuropea perché questo è stato l'evento storico maggiormente discusso. Ma non bisogna perdere di vista il quadro più ampio: i rami basati su R1a formano solo il 17,5% del dna patrilineare indiano e una percentuale ancora minore di quello della linea femminile. La stragrande maggioranza degli indiani deve la sua origine principalmente a persone provenienti da altre migrazioni, a partire dalle migrazioni originarie dall'Africa tra 55.000 e 65.000 anni fa, o dalle migrazioni legate alla diffusione dell'agricoltura provenienti dall'Asia occidentale probabilmente avvenute in ondate multiple dopo il 10.000 aC, o dalle migrazioni di popoli di lingue austroasiatiche come i Munda dall'Asia orientale, la cui datazione deve ancora essere stabilita, o dalle migrazioni di popoli di lingue tibeto-birmane come i Garo, sempre dall'Asia orientale e sempre con datazione ancora da stabilire.
Ciò che è evidente è che siamo una civiltà dalle molteplici origini, che deriva i suoi impulsi culturali, la sua tradizione e le sue pratiche da un'ampia varietà di stirpi e storie di migrazione. I primi migranti dall'Africa, intrepidi pionieri dell'esplorazione che hanno originariamente scoperto questa terra e vi si sono stabiliti, e le cui stirpi formano ancora il fondamento della nostra popolazione; coloro che arrivarono successivamente con un bagaglio di tecniche agricole e crearono la civiltà della Valle dell'Indo, le cui idee e pratiche culturali arricchiscono forse ancora gran parte delle nostre tradizioni; coloro che sono arrivati dall'Asia orientale, probabilmente portando con sé la pratica della coltivazione del riso e tutto ciò che ne deriva; coloro che sono venuti più tardi con una lingua chiamata sanscrito, e le credenze e usanze associate, e hanno rimodellato in maniera fondamentale la nostra società; e infine coloro che sono venuti ancora più tardi, per il commercio o per la conquista, e hanno scelto di rimanere. Tutti si sono mescolati e hanno contribuito a questa civiltà che chiamiamo India. Siamo tutti migranti.»

(trad. mia)

6 maggio 2017

VIDEO: George Carlin: la motivazione è una stronzata

«La motivazione è una stronzata. Se chiedete a me, a questo paese potrebbe far comodo un po' meno motivazione. Le persone che sono motivate sono quelle che causano tutti i problemi: finanzieri imbroglioni, serial killer, molestatori di bambini, cristiani conservatori... Queste persone sono altamente motivate!
E comunque credo che la motivazione sia sopravvalutata. Mostratemi un coglione sfaticato che se ne sta tutto il giorno sul divano a guardare quiz in tv e a strofinarsi il pene e vi mostrerò qualcuno che non provoca nessun cazzo di problema, okay?
[...]
Ed ecco un altro branco di mentecatti di infimo grado che dovrebbero essere chiusi in cessi portatili e dati alle fiamme: quelle persone con gli adesivi sulle auto che dicono siamo i genitori orgogliosi di uno stimato studente della Franklin School o della Midvale Academy o qualunque altro nome fintamente innocente che è stato assegnato al centro di indottrinamento dove loro figlio è stato mandato per essere spogliato della sua individualità e trasformato in un obbediente membro zombie conformista della cultura americana del consumismo.
Genitori orgogliosi? Che tipo di gente vuota ha bisogno di autovalidarsi attraverso il successo dei loro figli? Quanto vi piacerebbe vivere con un paio di questi disadattati?
"Come sta andando quel progetto di scienze, Justin?"
"Vaffanculo papà. Fatti gli affari tuoi e passa le Cheerios, coglione".
Ecco un adesivo che vorrei vedere sui paraurti: "Siamo i genitori orgogliosi di un bambino che ha già sufficiente autostima senza bisogno di dover promuovere i suoi insulsi successi scolastici sul retro della nostra auto". Oppure: "Siamo i genitori orgogliosi di un bambino che ha resistito ai tentativi dei suoi insegnanti di abbattere il suo spirito e piegarlo alla volontà dei loro padroni".»

(trad. mia)



30 aprile 2017

Žižek: Perché non esistono alternative praticabili al capitalismo sfrenato

«Credo ancora nel detto del compagno marxista della Scuola di Francoforte Walter Benjamin, secondo il quale dietro ogni ascesa del fascismo ci sarebbe una rivoluzione fallita.
[...]
Ritengo che questo fenomeno del populismo di destra sia esattamente l'inverso di qualcosa che non è accaduto. Non è accaduto per caso, è accaduto perché qualcosa di diverso non è accaduto, perché la sinistra non ha fornito una risposta adeguata.
[...]
È comunque chiaro che il capitalismo stia arrivando al suo limite. Ma non credo nella risposta semplicistica di chi parla di una auto-organizzazione senza potere centrale e blabla. No, credo che oggi il grande compito sia proprio quello di reinventare robuste strutture su larga scala di agenti politici con una forte autorità.
[...]
L'ecologia, sì, non è più questo approccio individualista che è molto astutamente propugnato da grandi aziende e apparati statali; un modo di distoglierci dall'affrontare davvero i grandi problemi rivolgendosi a noi come individui, individui responsabili; per esempio, se critichi le grandi aziende perché inquinano l'ambiente, un tipico ideologo dei nostri giorni ti dirà "ma tu che cosa hai fatto? chi sei tu per criticare? hai riciclato tutte le tue lattine di Coca Cola? hai fatto la raccolta di tutti i giornali?", e così via. E questo funziona a meraviglia. L'attenzione viene deviata su te stesso in modo che ti senta in colpa, e al tempo stesso ti viene offerta una semplice via d'uscita... acquista cibo biologico, e via dicendo, e potrai continuare a vivere come prima. Quindi, tornando ai punti principali in modo da non perdermi, è chiaro che ci stiamo avvicinando su diversi livelli a un momento critico. Ma la sinistra, e questo tradizionalmente dovrebbe essere il terreno naturale della sinistra, la sinistra ha prosperato nei momenti critici. Ma adesso, siamo franchi, non ha una soluzione.
[...]
Penso che dobbiamo tenere presente questa lezione molto dolorosa, che la maggioranza non ha automaticamente ragione. Ora, non sto dicendo che ci sia un partito comunista che abbia sempre ragione, sto solo dicendo che una certa dose di salutare diffidenza, non della democrazia in quanto tale, ma della maggioranza, è per me totalmente legittima.
[...]
Quindi, tornando alla mia grande questione, credo che la vera causa di tutto questo populismo sia il semplice fatto che viviamo in un'era di grande malcontento e di rabbia, e via dicendo, e che però la sinistra non ha un modello, ha solo vuoti propositi. La gente dovrebbe decidere di più attraverso la democrazia, bla bla bla, ma cosa significa? Cosa si deve fare? Come si deve riorganizzare lo stato? Perché il grosso problema è questo, naturalmente, è ancora il vecchio problema di Fukuyama. Francis Fukuyama, io non sono d'accordo con lui, ma ci aveva visto giusto in quel senso. Ancora oggi la maggior parte dei politici, anche quelli di sinistra, è Fukuyamista nel senso che ritiene che il capitalismo democratico liberale sia la forma definitiva e tutto quello che possiamo fare è migliorarlo, sai, più servizi sanitari, più tolleranza (qualunque cosa significhi), più welfare... ma il modello di base è accettato.
Nessuno si sta facendo le domande che la gente si faceva 40/50 anni fa, tipo "il capitalismo è la risposta definitiva?", "possiamo immaginare un'organizzazione sociale che vada oltre lo stato?", e così via. Quindi per me il grosso problema è questo che potremmo chiamare Fukuyamismo socialdemocratico illuminato, come quello incarnato da Tony Blair nel Regno Unito. È sufficiente? Oppure è necessario qualcosa di più radicale, come io ritengo?
Non credo in nessuna rivoluzione comunista o che so, ma semplicemente penso che i problemi che abbiamo di fronte non possano essere risolti a questo livello. Quindi questa è la mia triste previsione. O si inventa una nuova forma di sinistra o altrimenti... guardiamo a Hollywood, mi fido sempre di Hollywood. Hollywood ci sta di continuo avvertendo, vedi Hunger Games, Elysium e così via, che questa è la società a cui stiamo arrivando. Il venti per cento delle persone vive nella zona privilegiata, la maggioranza è fuori. Questo è il futuro.»

(trad. mia)




Žižek: Sull'online dating, l'innamorarsi e l'essere se stessi

«Non ci si innamora mai della persona perfetta. Deve esserci un piccolo elemento di disturbo, ed è solo dopo aver notato questo elemento che dici "nonostante quella imperfezione la amo, o lo amo". [...]
Stavo parlando una volta in un remoto paese dell'America Latina. Naturalmente non dirò dove. Una signora ancora sessualmente attraente, sul finire dei trent'anni, mi raccontò di una cosa strana che le era accaduta. Quando l'ultimo dei suoi partner l'aveva vista nuda prima di fare l'amore, le aveva detto che se avesse solo perso uno o due chili il suo corpo sarebbe stato perfetto. E io le dissi di non perdere uno o due chili. Perché se effettivamente avesse perso uno o due chili non sarebbe diventata perfetta. Sarebbe semplicemente diventata banale. L'illusione della perfezione è creata appunto da questo eccesso. [...] Questo è ciò che nella teoria psicoanalitica chiamiamo oggetto causa del desiderio. Non oggetto del desiderio (oggetto del desiderio in questo caso è una donna, un uomo o che so), ma causa del desiderio, nel senso di ciò che ti fa innamorare; ed è sempre un segno di imperfezione.»

---

«Non vedo problemi nell'online dating per ciò che riguarda l'idea che non si sarebbe spontanei, e via dicendo. Non siamo mai spontanei. Se c'è una grande lezione di tutti quei Grande fratello e altri reality show, è che anche quando siamo da soli nella vita privata giochiamo sempre a interpretare la parte di noi stessi. E penso che questo sia in qualche modo una buona cosa. Quando la gente dice [...] "esprimi te stesso, sii quello che sei veramente"... beh, credo che la maggior parte delle persone siano dei mostri, in segreto. Mi piace vivere in una società in cui ognuno possa fare quello che vuole, ma basta che non esprima troppo se stesso, capisci cosa intendo. Mi piacciono le persone che si sanno controllare. [...]
E, se posso concludere con un altro paradosso, sarebbe molto interessante dimostrare la precisione di quando agiamo in modo apparentemente selvaggio... Diciamo che stiamo parlando in un modo gentile e cortese e che a un certo punto per qualunque motivo mi arrabbio ed esplodo. Comincio a bestemmiare e a usare tutte le parolacce e bla bla bla. Ora, avremmo pensato che le cose funzionino così: nella conversazione normale controlliamo noi stessi, e poi, quando non riusciamo più a controllarci, esplodiamo. No. Io sostengo proprio che questi momenti di esplosione sono le strutture più precisamente addestrate, artificiali.»

(trad. mia)





28 marzo 2017

Il sé non esiste (rassegna)

- www.theguardian.com/world/2017/mar/26/can-harvards-most-popular-professor-and-confucius-radically-change-your-life

Guardian: Can Harvard’s most popular professor (and Confucius) radically change your life? (di Tim Dowling)

«Il sé non esiste, afferma Puett. L'idea che dovremmo guardarci dentro, scoprire la nostra vera natura e agire di conseguenza è, secondo Confucio, senza senso. Ciò che siamo veramente è “un mucchio di cose confuse e potenzialmente poco gradevoli”, un insieme di emozioni e risposte condizionate, senza un nucleo centrale che le guidi. [...] “Penso a questa visione come a una sorta di anti self-help. La filosofia del self-help tende a far imparare ad amare sé stessi e abbracciare te stesso per quello che sei. Molte di queste idee stanno dicendo esattamente il contrario: no, il sé va superato, il sé va fatto a pezzi. Non si dovrebbe essere felici di essere il proprio sé.”»


(trad. mia)

27 marzo 2017

VIDEO: Le ragioni per rimanere single


«Anyone who lives alone and manifests no longing to be in a relationship is – in our times – almost automatically (though more or less secretly) viewed as both pitiable and deeply troubled. It’s simply not thought possible to be at once alone and normal.
This sets us up for collective catastrophe, for it means that a huge number of people who have no innate wish to live with anyone else, and are at heart deeply ill-suited to doing so, are every year press-ganged and shamed into conjugal life, with disastrous results for all involved.
[...]
Here, then, are a few of the many good reasons to spend your life alone:
– For a start, we should recognise that the idea of being deeply in love with one special partner over a whole lifetime, what we can call Romantic love, is a very new, ambitious and odd concept, which is at best 250 years old. [...]
– Those among us who chose to stay single should not be thought un-Romantic. Indeed, we may be among the very most Romantic of all, which is precisely why we find the possibilities open to us especially unappetising. [...]
– Though it is a sign of some maturity to know how to love and live alongside someone, it may be a sign of even greater maturity to recognise that this is something one isn’t in the end psychologically really capable of – as a good portion of us simply aren’t. [...]»

[da tradurre]
[www.thebookoflife.org/reasons-to-remain-single]

3 marzo 2017

Ligotti: Sapere significa immergersi in un'illuminazione di inanità

«Sapere, capire nel senso più pieno, significa immergersi in un'illuminazione di inanità, un paesaggio invernale della memoria la cui sostanza è tutta ombre e una profonda consapevolezza degli spazi infiniti che ci circondano su tutti i lati. All'interno di questo spazio rimaniamo sospesi solo con l'aiuto di corde che vibrano con le nostre speranze e i nostri orrori, e che ci tengono penzoloni sull'abisso grigio. Come si può difendere tale farsa, condannare ogni tentativo di liberarci da queste corde? La ragione, si deve supporre, è che nulla è più allettante, nulla di più vitale idiozia, del nostro desiderio di avere un nome - anche se è il nome di uno stupido piccolo burattino - e di aggrapparsi a questo nome per tutto il lungo calvario delle nostre vite come se potessimo rimanervi aggrappati per sempre. Se solo potessimo impedire a quelle preziose corde di sfilacciarsi e aggrovigliarsi, se solo potessimo evitare di cadere nel cielo vuoto, continueremmo a spacciare noi stessi sotto i nostri falsi nomi e perpetuare la nostra danza di burattini per tutta l'eternità.»

– Thomas Ligotti, "In a foreign town, in a foreign land", 1997 (trad. mia)


(«To know, to understand in the fullest sense, is to plunge into an enlightenment of inanity, a wintry landscape of memory whose substance is all shadows and a profound awareness of the infinite spaces surrounding us on all sides. Within this space we remain suspended only with the aid of strings that quiver with our hopes and our horrors, and which keep us dangling over the gray void. How is it that we can defend such puppetry, condemning any efforts to strip us of these strings? The reason, one must suppose, is that nothing is more enticing, nothing more vitally idiotic, than our desire to have a name - even if it is the name of a stupid little puppet - and to hold on to this name throughout the long ordeal of our lives as if we could hold on to it forever. If only we could keep those precious strings from growing frayed and tangled, if only we could keep from falling into an empty sky, we might continue to pass ourselves off under our assumed names and perpetuate our puppet's dance throughout all eternity.»)

23 settembre 2016

Ligotti: La consolazione dell'horror

«This, then, is the ultimate, that is only, consolation: simply that someone shares some of your own feelings and has made of these a work of art which you have the insight, sensitivity, and — like it or not — peculiar set of experiences to appreciate. Amazing thing to say, the consolation of horror in art is that it actually intensifies our panic, loudens it on the sounding-board of our horror-hollowed hearts, turns terror up full blast, all the while reaching for that perfect and deafening amplitude at which we may dance to the bizarre music of our own misery.»

«Questa, quindi, è l'estrema, cioè unica, consolazione: che qualcuno condivida parte del nostro sentire e da quello abbia realizzato un'opera d'arte, e che noi si possegga l'intuizione, la sensibilità e (che ci piaccia o no) quel peculiare insieme di esperienze per apprezzarla. Incredibile da dire, la consolazione dell'orrore nell'arte è che in realtà intensifica il nostro panico, lo amplifica sulla cassa di risonanza dei nostri cuori sventrati dall'orrore, porta il terrore al massimo volume, raggiungendo quella perfetta e assordante ampiezza che ci può far danzare al ritmo della bizzarra musica della nostra stessa sventura.» (trad. mia)

– Thomas Ligotti, "The Nightmare Factory", 2007


Confrontare con Leopardi, qui.

10 aprile 2016

Becker (The denial of death): la massa di cicatrici interiori che pulsa nei nostri sogni

«Crescere significa occultare la massa di cicatrici interiori che pulsa nei nostri sogni.»

– Ernest Becker, The denial of death, 1973 (trad. mia)