Visualizzazione post con etichetta coscienza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta coscienza. Mostra tutti i post

12 dicembre 2019

Nietzsche: In una tale costellazione, da quale parte del mondo sorgerà mai l’impulso verso la verità?

«In senso proprio, che cosa sa l’uomo su se stesso? Forse che, una volta tanto, egli sarebbe capace di percepire compiutamente se stesso, quasi si trovasse posto in una vetrina illuminata? Forse che la natura non gli nasconde quasi tutto, persino riguardo al suo corpo, per confinarlo e racchiuderlo in un’orgogliosa e fantasmagorica coscienza, lontano dall’intreccio delle sue viscere, dal rapido flusso del suo sangue, dai complicati fremiti delle sue fibre? La natura ha gettato via la chiave, e guai alla fatale curiosità che una volta riesca a guardare attraverso una fessura dalla cella della coscienza, in fuori e in basso, e che un giorno abbia il presentimento che l’uomo sta sospeso nei suoi sogni su qualcosa di spietato, avido, insaziabile e, per così dire, sul dorso di una tigre. In una tale costellazione, da quale parte del mondo sorgerà mai l’impulso verso la verità?»

– Friedrich Nietzsche, Su verità e menzogna in senso extramorale (in La filosofia nell’epoca tragica dei greci e scritti 1870-1873, Adelphi, 1991, p. 229, tr. it. di G. Colli)

2 novembre 2017

Zapffe: Salvarsi limitando artificiosamente il contenuto della coscienza

«Perché allora l’umanità non si è da gran tempo estinta in grandi epidemie di pazzia? Perché solo uno scarso numero di individui perisce a causa dell'incapacità di resistere al peso della vita, in quanto la consapevolezza dà loro più di quello che possono sopportare?
La storia culturale, come pure l’osservazione di noi stessi e degli altri, consentono la seguente risposta: la maggior parte delle persone impara a salvarsi limitando artificiosamente il contenuto della coscienza.»

– Peter Wessel Zapffe, L'ultimo messia (1933)

17 ottobre 2017

Cioran: Non capirò mai perché tanti abbiano potuto definire il corpo un'illusione

«Non capirò mai perché tanti abbiano potuto definire il corpo un'illusione, così come non capirò come abbiano potuto concepire lo spirito al di fuori del dramma della vita, delle sue contraddizioni e delle sue deficienze. È evidente che queste persone non hanno avuto coscienza della carne, dei nervi e di ogni organo. [...] Anche se ho il sospetto che questa incoscienza sia una condizione essenziale della felicità. Coloro che non sono separati dall'irrazionalità della vita, che sono asserviti al suo ritmo organico, anteriore all'apparizione della coscienza, ignorano questo stato in cui la realtà corporea è sempre presente nella coscienza. Tale presenza indica appunto una malattia essenziale della vita. Non è infatti una malattia sentire costantemente i nervi, le gambe, lo stomaco, il cuore, avere coscienza di ogni pezzo del proprio corpo? Un simile processo non rivela una scissione di queste parti dalle loro funzioni naturali? La realtà del corpo è una delle più spaventevoli.»

– E.M. Cioran, Al culmine della disperazione, tr. it. di F. Del Fabbro e C. Fantechi, Adelphi, 2003, p. 60

1 febbraio 2017

Direttive di automi

Le direttive della nostra programmazione (automi) sono di sopravvivere [nutrirsi e difendersi dai pericoli] e accoppiarsi e riprodursi, e tutto il resto è conseguenza o effetto collaterale. Avendo raggiunto, per effetto collaterale, l'autocoscienza, come dovremmo modificare le nostre direttive?

– Gianni D'Anna, 2017

16 dicembre 2015

Primo Levi: la sicurezza della morte impone un limite a ogni gioia, ma anche a ogni dolore

La morte o l'inconsapevolezza sono le due uniche vie d'uscita all'inferno dell'esistenza: tanto si può affermare, prendendo spunto dalle parole di Primo Levi.
Ma sulla scappatoia della morte non sarei tanto sicuro, vista la tendenza dell'universo a generare materia senziente sottraendola inesorabilmente al nulla: allora forse non rimane che affidarsi all'inconsapevolezza?
(Gianni D'Anna)


«Tutti scoprono, più o meno presto nella loro vita, che la felicità perfetta non è realizzabile, ma pochi si soffermano invece sulla considerazione opposta: che tale è anche una infelicità perfetta. I momenti che si oppongono alla realizzazione di entrambi i due stati-limite sono della stessa natura: conseguono dalla nostra condizione umana, che è nemica di ogni infinito. Vi si oppone la nostra sempre insufficiente conoscenza del futuro; e questo si chiama, in un caso, speranza, e nell'altro, incertezza del domani. Vi si oppone la sicurezza della morte, che impone un limite a ogni gioia, ma anche a ogni dolore. Vi si oppongono le inevitabili cure materiali, che, come inquinano ogni felicità duratura, così distolgono assiduamente la nostra attenzione dalla sventura che ci sovrasta, e ne rendono frammentaria, e perciò sostenibile, la consapevolezza.»


– Primo Levi, "Se questo è un uomo", Einaudi, 1956

27 settembre 2014

Dan Wegner: i prestigiatori della realtà (rassegna)

Il Sole 24ore Domenica: Daniel Merton Wegner (1948-2013) - Passione psic-illogica (di Elisabetta Sirgiovanni, 21 settembre 2014)

«Il lascito di Dan Wegner è che l’unico modo in cui possiamo vivere è quali abili prestigiatori della realtà, perfino con noi stessi. Per lui esisteva una vocazione tutta umana, cioè la scienza, che va coltivata e diffusa perché fornisce strategie che ci permettono di smascherarci.
Insomma, possiamo ingannarci, ma ciò può avere dei benefici. E al contempo possiamo affrancarci, anche se talvolta non completamente, dalle nostre costruzioni. Quel che rimane da capire è quindi: cosa fare di queste trappole immaginifiche in cui ci rinchiudiamo, una volta che ci rendiamo conto di essere solo dei prigionieri di noi stessi?»

«Wegner aveva inaugurato una stagione di studi e teorie oggi ricompresa anche nella neuroetica, quando si interroga su come la scoperta di possibili autoinganni del nostro “mondo mentale”, alla luce di quanto accade invece al livello dei nostri processi cerebrali che ne sono i reali determinanti inconsci, possa intaccare concezioni ritenute consolidate in occidente in ambito etico, giuridico o politico. Innanzitutto, l’idea che libero e responsabile è chi agisce sulla base di decisioni prese coscientemente, un’idea di senso comune che guida i nostri giudizi nelle relazioni quotidiane e perfino nei tribunali. Wegner ne è stato tra i più convinti oppositori, con il classico The illusion of conscious will (MIT Press, 2002). Dove ha fornito prove che la volontà cosciente è una fabbricazione, che deriva dal percepire, spesso erroneamente, un nesso di causalità tra pensieri e azioni.»

1 marzo 2014

True detective e l’antinatalismo

Un paio di passaggi dei discorsi di Rust Cohle tratti dai primi tre episodi di True detective (dal quarto il tono cambia), in cui certe idee antinataliste, belle chiare, dure e pure, si guadagnano la prima serata in tv:

«Credo che la coscienza umana sia un tragico passo falso dell'evoluzione. Siamo troppo consapevoli di noi stessi, la natura ha creato un aspetto della natura separato da se stessa. Siamo creature che non dovrebbero esistere... per le leggi della natura. Siamo delle cose che si affannano nell'illusione di avere una coscienza. Questo incremento della reattività e delle esperienze sensoriali è programmato per darci l'assicurazione che ognuno di noi è importante, quando invece siamo tutti insignificanti. Credo che la cosa più onorevole per la nostra specie sia rifiutare la programmazione, smetterla di riprodurci, procedere mano nella mano verso l'estinzione, un'ultima mezzanotte, in cui fratelli e sorelle rinunciano ad un trattamento iniquo.
[Hart: Allora che senso ha alzarsi dal letto la mattina?] Io dico a me stesso che sono un testimone ma la risposta giusta è che sono stato programmato così e mi manca la disposizione al suicidio.»

«Li guardi negli occhi, anche in una foto, non ha importanza se siano vivi o morti, puoi comunque leggerli. E sai che cosa capisci? Che hanno accolto la morte. Non all'inizio, ma proprio lì all'ultimo istante. È un sollievo inequivocabile perché, vedi, avevano paura e poi hanno visto per la prima volta quanto fosse facile lasciarsi andare. Hanno visto in quell'ultimo nanosecondo, hanno visto quello che erano. Che noi, ognuno di noi... e tutto questo grande dramma non è mai stato altro che un cumulo di presunzione e ottusa volontà. E allora puoi lasciarti andare! Alla fine non devi aggrapparti così forte per capire che tutta la tua vita, tutto il tuo amore, il tuo odio, la tua memoria, il tuo dolore erano la stessa cosa! Era tutto lo stesso sogno, un sogno che hai avuto all’interno di una stanza sprangata: un sogno di essere una persona.»

(traduzione presa dal doppiaggio italiano, con qualche mia piccola modifica)