- http://www.iniziativalaica.it/?p=37537
Il Sole 24 Ore Domenica: Come usare il cervello (di Gilberto Corbellini)
«L’autore parla di "predizione" e correttamente paragona la strategia decisionale del cervello al ragionamento bayesiano. Il cervello è la macchina più complessa al mondo proprio perché usa la serialità, la gerarchizzazione e la modulabilità dei collegamenti fra strutture e aree per esplorare attivamente in anticipo infinite possibilità di risposta a situazioni previste o impreviste, conservando poi una memoria riorganizzativa ed emotivamente pesata di quell’esperienza. All’interno di queste regole emerge probabilmente l’illusione del libero arbitrio. Il cervello ha moltissimi gradi di imprevedibilità, benché sempre all’interno di uno spettro predefinito dalla genetica e dall’epigenetica della macchina. Questo non vuol dire che ci sia qualcuno (un Io) che decide indipendentemente dai processi neuronali che hanno luogo e che determinano completamente il comportamento individuale.
[...]
Insomma il libero arbitrio non esiste, della coscienza non c’è da essere solo orgogliosi, il sé è una costruzione molto precaria che può fare ben poco: allora chi siamo noi? Perché in alcuni casi il cervello ci tira fuori dai guai e in altri no? Sappiamo per esperienza comune di persone che riescono a uscire da dannosi loop mentali (e mettere in atto apparentemente alcune strategie che suggerisce Magrini per attivare la motivazione) e altre che nella stessa condizione sprofondano. I geni e le esperienze producono alla fine cervelli unici e non sempre, o per alcune condizioni mai quel che riesce a fare un cervello lo può fare un altro. Non tutte le dotazioni genetiche sono appropriate per sviluppare le stesse potenzialità, al di là dell’ambiente. Se una persona riesce a superare abitudini dannose, o meno, che non siano segni clinici di malattie mentali o comportamenti funzionali e a non perdere il controllo, non lo deve ad altro che ai modi nei quali il potenziale innato e l’ambiente sono risultati consonanti. Il resto sono autoinganni, di cui sappiamo bene che la coscienza, tanto decantata, è maestra assoluta.»
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10 dicembre 2017
Nel costruire il senso del mondo siamo schiavi dell’evoluzione (rassegna)
- http://www.lastampa.it/2017/11/07/cultura/bianucci-4oDoZ0hiceHvS3EntuzPpJ/pagina.html
La Stampa: Percezioni (di Piero Bianucci)
«Non è la posizione del filosofo empirista George Berkeley (1685-1753), “essere significa essere percepito”, che, se portata alle estreme conseguenze, nega l’esistenza del reale. Lotto sa bene che il reale esiste in sé e non solo nel nostro cervello, ma ciò che gli interessa è il meccanismo con cui il cervello rappresenta il reale. Questo meccanismo è frutto di milioni di anni di evoluzione biologica. Le esperienze di innumerevoli generazioni passate hanno inciso nel nostro patrimonio genetico un vasto repertorio di interpretazioni percettive che si sono rivelate vantaggiose per la sopravvivenza. “Guardiamo – dice Lotto – attraverso milioni di anni di storia”. Ecco perché solo una piccola parte dei dati sensoriali viene elaborata: quella che l’esperienza evolutiva ha ritenuto utile; perché il senso della vista lavora per contrasti: la stessa tonalità di grigio ci sembrerà chiara su uno sfondo scuro e più scura su uno sfondo chiaro; perché reagiamo a uno stimolo prima di esserne consapevoli, come hanno dimostrato gli esperimenti di Benjamin Libet mettendo in discussione l’esistenza del libero arbitrio. Insomma, nel costruire il senso del mondo siamo schiavi dell’evoluzione e il contesto è tutto.»
La Stampa: Percezioni (di Piero Bianucci)
«Non è la posizione del filosofo empirista George Berkeley (1685-1753), “essere significa essere percepito”, che, se portata alle estreme conseguenze, nega l’esistenza del reale. Lotto sa bene che il reale esiste in sé e non solo nel nostro cervello, ma ciò che gli interessa è il meccanismo con cui il cervello rappresenta il reale. Questo meccanismo è frutto di milioni di anni di evoluzione biologica. Le esperienze di innumerevoli generazioni passate hanno inciso nel nostro patrimonio genetico un vasto repertorio di interpretazioni percettive che si sono rivelate vantaggiose per la sopravvivenza. “Guardiamo – dice Lotto – attraverso milioni di anni di storia”. Ecco perché solo una piccola parte dei dati sensoriali viene elaborata: quella che l’esperienza evolutiva ha ritenuto utile; perché il senso della vista lavora per contrasti: la stessa tonalità di grigio ci sembrerà chiara su uno sfondo scuro e più scura su uno sfondo chiaro; perché reagiamo a uno stimolo prima di esserne consapevoli, come hanno dimostrato gli esperimenti di Benjamin Libet mettendo in discussione l’esistenza del libero arbitrio. Insomma, nel costruire il senso del mondo siamo schiavi dell’evoluzione e il contesto è tutto.»
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8 dicembre 2017
I più antichi animali comparsi sulla Terra (rassegna)
- http://www.lescienze.it/news/2017/12/04/news/spugne_radice_albero_evolutivo_animali-3778099/
Le Scienze: Siamo tutti un po' spugne
«Contrordine: i più antichi animali comparsi sulla Terra sarebbero i poriferi, il gruppo a cui appartengono le spugne, e non i gelatinosi antenati diretti degli ctenofori (organismi affini alle meduse), come invece sembravano aver provato recenti ricerche che avevano ricostruito gli alberi evolutivi delle specie. A sostenerlo è uno studio pubblicato su Current Biology.
"Il fatto che siano venuti prima le spugne o gli ctenofori suggerisce storie evolutive diverse per i principali sistemi degli organismi, per esempio il sistema nervoso e quello digestivo", spiega Davide Pisani dell'Università di Bristol, che ha diretto lo studio. "Quindi, conoscere il corretto ordine di ramificazione alla radice dell'albero della vita animale è fondamentale per capire la nostra evoluzione e l'origine delle caratteristiche chiave dell'anatomia."»
Le Scienze: Siamo tutti un po' spugne
«Contrordine: i più antichi animali comparsi sulla Terra sarebbero i poriferi, il gruppo a cui appartengono le spugne, e non i gelatinosi antenati diretti degli ctenofori (organismi affini alle meduse), come invece sembravano aver provato recenti ricerche che avevano ricostruito gli alberi evolutivi delle specie. A sostenerlo è uno studio pubblicato su Current Biology.
"Il fatto che siano venuti prima le spugne o gli ctenofori suggerisce storie evolutive diverse per i principali sistemi degli organismi, per esempio il sistema nervoso e quello digestivo", spiega Davide Pisani dell'Università di Bristol, che ha diretto lo studio. "Quindi, conoscere il corretto ordine di ramificazione alla radice dell'albero della vita animale è fondamentale per capire la nostra evoluzione e l'origine delle caratteristiche chiave dell'anatomia."»
7 febbraio 2016
Rassegna link, 7 febbraio 2016
- http://medium.com/basic-income/on-the-record-bernie-sanders-on-basic-income-de9162fb3b5c
Cosa pensa Bernie Sanders del reddito di base incondizionato?
- http://www.bbc.com/earth/story/20160202-how-bacteria-invented-gene-editing
L'editing genetico è molto più comune in natura di quello che si pensi e anzi ha radici molto antiche.
- http://thenexttech.startupitalia.eu/6243-20160204-argotec-startup-nasa
"Argotec, la startup torinese che ha conquistato la NASA con il suo micro-satellite. Ma dietro c’è molto di più. Ecco perché è un modello vincente."
- http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/cinzia-tromba/ecco-perche-ci-sono-stati-piu-morti-nel-2015/febbraio-2016
Ecco perché ci sono stati più morti nel 2015
Cosa pensa Bernie Sanders del reddito di base incondizionato?
- http://www.bbc.com/earth/story/20160202-how-bacteria-invented-gene-editing
L'editing genetico è molto più comune in natura di quello che si pensi e anzi ha radici molto antiche.
- http://thenexttech.startupitalia.eu/6243-20160204-argotec-startup-nasa
"Argotec, la startup torinese che ha conquistato la NASA con il suo micro-satellite. Ma dietro c’è molto di più. Ecco perché è un modello vincente."
- http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/cinzia-tromba/ecco-perche-ci-sono-stati-piu-morti-nel-2015/febbraio-2016
Ecco perché ci sono stati più morti nel 2015
26 marzo 2014
La scoperta della scorsa settimana segna un punto a favore della teoria del multiverso, o no? (rassegna)
- opinionator.blogs.nytimes.com/2014/03/23/when-nature-looks-unnatural/
NYT: When nature looks unnatural (di Sean Carroll)
«L'inflatone – questa misteriosa forma di energia che, dai 10 alla meno 35 secondi ai 10 alla meno 34 secondi di età dell'universo, ne avrebbe causato un'espansione da una dimensione miliardi di volte più piccola di quella di un atomo a una dimensione di una sfera di quasi un metro di diametro – dopo questa espansione super-accelerata, si sarebbe convertito in materia ed energia ordinarie.
Ma la teoria inflazionaria regge alla prova dei fatti?
Ciò che in origine si sperava era che l'inflazione sorgesse in maniera naturale alla nascita dell'universo oppure che semplicemente sorgesse in qualche punto casuale, come risultato di condizioni iniziali caotiche e fluttuanti. Ma studi più approfonditi hanno rivelato che essa stessa necessita di condizioni iniziali estremamente specifiche, che appaiono essere finemente regolate e quindi innaturali. Di conseguenza, l'inflazione di per sé non spiega la nascita dell'universo ma si limita a cambiare il tipo di spiegazione di cui abbiamo bisogno.
Fortunatamente, però, la questione è più complicata. Poco dopo che Guth propose per primo la teoria, Vilenkin e Linde suggerirono l'ipotesi che il processo inflazionario potesse protarsi all'infinito. Invece che convertirsi in particelle ordinarie in tutto l'universo, l'inflatone andrebbe incontro a questa conversione solo in alcuni luoghi e non in altri, creando Big Bang locali. Altrove, insomma, l'inflazione continuerebbe e produrrebbe altri universi separati, in numero infinito. Dal tentativo di spiegare le condizioni iniziali del nostro singolo universo, i cosmologi sono così finiti a predire il "multiverso".
Nella conferenza stampa successiva all'annuncio della scorsa settimana, sia Guth che Linde hanno fatto notare che la scoperta delle prove dell'inflazione segna un punto a favore della teoria del multiverso. E può darsi che il multiverso ripaghi il favore... Le leggi fondamentali della fisica obbediscono ai princìpi della meccanica quantistica: piuttosto che predire un risultato definito, si assegnano delle probabilità a membri di un insieme di tanti differenti risultati sperimentali. Se l'inflazione sorge in una qualsiasi parte di questo insieme quantistico, e questa inflazione si protrae all'infinito, si crea un numero infinito di universi. Quindi, se l'inflazione in se stessa sembra improbabile, considerando l'infinito numero di universi che essa crea si rende invece plausibile il fatto che ci si trovi in una situazione post-inflazionaria.
Se trovate questa logica non esattamente convincente, non siete i soli.»
NYT: When nature looks unnatural (di Sean Carroll)
«L'inflatone – questa misteriosa forma di energia che, dai 10 alla meno 35 secondi ai 10 alla meno 34 secondi di età dell'universo, ne avrebbe causato un'espansione da una dimensione miliardi di volte più piccola di quella di un atomo a una dimensione di una sfera di quasi un metro di diametro – dopo questa espansione super-accelerata, si sarebbe convertito in materia ed energia ordinarie.
Ma la teoria inflazionaria regge alla prova dei fatti?
Ciò che in origine si sperava era che l'inflazione sorgesse in maniera naturale alla nascita dell'universo oppure che semplicemente sorgesse in qualche punto casuale, come risultato di condizioni iniziali caotiche e fluttuanti. Ma studi più approfonditi hanno rivelato che essa stessa necessita di condizioni iniziali estremamente specifiche, che appaiono essere finemente regolate e quindi innaturali. Di conseguenza, l'inflazione di per sé non spiega la nascita dell'universo ma si limita a cambiare il tipo di spiegazione di cui abbiamo bisogno.
Fortunatamente, però, la questione è più complicata. Poco dopo che Guth propose per primo la teoria, Vilenkin e Linde suggerirono l'ipotesi che il processo inflazionario potesse protarsi all'infinito. Invece che convertirsi in particelle ordinarie in tutto l'universo, l'inflatone andrebbe incontro a questa conversione solo in alcuni luoghi e non in altri, creando Big Bang locali. Altrove, insomma, l'inflazione continuerebbe e produrrebbe altri universi separati, in numero infinito. Dal tentativo di spiegare le condizioni iniziali del nostro singolo universo, i cosmologi sono così finiti a predire il "multiverso".
Nella conferenza stampa successiva all'annuncio della scorsa settimana, sia Guth che Linde hanno fatto notare che la scoperta delle prove dell'inflazione segna un punto a favore della teoria del multiverso. E può darsi che il multiverso ripaghi il favore... Le leggi fondamentali della fisica obbediscono ai princìpi della meccanica quantistica: piuttosto che predire un risultato definito, si assegnano delle probabilità a membri di un insieme di tanti differenti risultati sperimentali. Se l'inflazione sorge in una qualsiasi parte di questo insieme quantistico, e questa inflazione si protrae all'infinito, si crea un numero infinito di universi. Quindi, se l'inflazione in se stessa sembra improbabile, considerando l'infinito numero di universi che essa crea si rende invece plausibile il fatto che ci si trovi in una situazione post-inflazionaria.
Se trovate questa logica non esattamente convincente, non siete i soli.»
(trad. mia)
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