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10 marzo 2022

È nella nostra natura essere colpiti diversamente da fatti tutto sommato simili tra loro (rassegna)

Dirlo in maniera più chiara di così è difficile.
Accettare i nostri limiti di esseri umani è necessario per provare a compensarli razionalmente, senza ammattire dietro agli iper-idealismi e alla inaffidabilità del mero meccanismo empatico.


- Francesco Costa, Morning (Il Post), Ep. 198, 8 Marzo 2022:

«Da una parte constatiamo il fatto che questa guerra ci colpisca di più, che questi morti ci fanno più male degli altri morti che abbiamo visto in altre guerre più lontane da noi; dall'altra parte c'è quasi un po' di vergogna, oppure la condanna di questa realtà che si sintetizza nella domanda: perché non ci scandalizziamo, perchè non ci diamo da fare allo stesso modo quando le vittime della guerra sono siriane, eritree, yemenite, congolesi, senza contare i contesti molto più politicizzati e quindi molto più controversi come l'Afghanistan, l'Iraq, la Palestina?
La constatazione è sicuramente utile a capire quali sono le nostre inclinazioni, i nostri bias; ma è contemporaneamente inutile stare qui a chiedersi se sia giusto o sbagliato: [...] non credo che nessuno voglia proporci di occuparsi meno degli ucraini siccome ci siamo occupati meno delle persone che soffrono in Yemen o in Eritrea.
Questo sarebbe semmai il momento in cui, riconoscendo questo stato di fatto, cercare di essere più sensibili la prossima volta, cercare di essere più sensibili già oggi, per le persone che muoiono in guerra in posti più lontani e diversi da dove siamo.
Ma è inevitabile per noi che i morti non siano tutti uguali.
Se ogni morte nel mondo ci colpisse come quella di un amico avremmo smesso di vivere perché non saremmo più in grado di funzionare; è nella nostra natura essere colpiti diversamente da fatti tutto sommato simili tra loro.
Funzioniamo così noi esseri umani, è giusto rendersene conto, quindi cercare razionalmente di compensare. Essere a conoscenza dei nostri punti ciechi è necessario a limitarne gli effetti.»

Lovecraft: Così continueremo a pensare, a dibatterci, a lottare e ad ingannarci nel nostro più profondo intimo

«Dobbiamo comprendere che la natura umana rimarrà sempre la stessa, finché l'uomo resterà uomo; che la civiltà è soltanto una debole copertura dietro la quale sonnecchia la bestia dominante, sempre pronta a risvegliarsi.
Per difendere la civiltà, dobbiamo trattare in modo scientifico l'elemento del "bruto", usando soltanto genuini principi biologici.
Nella considerazione di noi stessi, pensiamo troppo all'etica e alla sociologia, e troppo poco alla semplice storia naturale. Dovremo capire che il periodo dell'esistenza storica dell'uomo, un periodo così breve che la sua costituzione fisica non è stata minimamente alterata, non è stato sufficiente a permettere nessun considerevole cambiamento mentale.
Gli istinti che dominavano gli Egiziani e gli Assiri dominano allo stesso modo anche noi; e, come gli antichi pensavano, si dibattevano, lottavano e si ingannavano, così noi moderni continueremo a pensare, a dibatterci, a lottare e ad ingannarci nel nostro più profondo intimo. Il cambiamento è solo superficiale e apparente.
Il rispetto che l'uomo nutre per gli elementi imponderabili, varia a seconda della sua struttura mentale e dell'ambiente in cui vive. Mediante alcune tecniche di pensiero e di educazione, esso può essere notevolmente accresciuto, ma c'è sempre un limite.
L'uomo o la nazione di elevata cultura possono accettare in linea di massima le restrizioni imposte dalle convenzioni e dall'onore ma, superato un certo limite, la volontà — o desiderio primitivo — non può essere repressa. Una volta negato ciò che viene ardentemente desiderato, l'individuo o lo Stato ragioneranno e discuteranno soltanto fino a quel limite, poi, se il motivo impellente sarà sufficientemente grande, metteranno da parte ogni regola e si libereranno da ogni inibizione che è stata loro imposta, immergendosi con voluttà nell'oggetto desiderato, e tutto questo con una violenza inimmaginabile proprio a causa della precedente repressione. L'unico fattore che trionfa, alla fine, nella decisione umana, è la forza bruta.
Questo è quello che dobbiamo imparare, per quanto l'idea ci possa apparire ripugnante, se vogliamo proteggere noi stessi e le nostre istituzioni. Rifugiarsi in qualcosa di diverso è fallace e pernicioso.»

– H.P. Lovecraft, Alle radici, in "Tutti i romanzi e i racconti", a cura di G. Pilo e S. Fusco, Netwon Compton Ed., 2009, pag. 1022

13 settembre 2018

Yuval Noah Harari: la verità non è mai stata prioritaria nel programma di Homo sapiens (rassegna)

- www.ilgiornale.it/news/spettacoli/bibbia-post-verit-vale-pi-credere-sapere-1569492.html

Il Giornale: Dalla Bibbia alla post-verità vale più il credere del sapere (30 agosto 2018)

Estratto dal nuovo libro dello storico Yuval Noah Harari, "21 lezioni per il XXI secolo".

«In effetti, come specie, abbiamo sempre vissuto nell'era della post-verità. Homo sapiens è una specie post-verità, il cui potere dipende dal creare narrazioni e dal credervi. Fin dall'Età della pietra, i miti avevano lo scopo di unire collettività umane e dunque svolgevano una funzione che potremmo chiamare di "autoconforto" reciproco. Infatti, Homo sapiens conquistò questo pianeta soprattutto grazie all'abilità peculiare degli esseri umani di creare e diffondere narrazioni. Noi siamo gli unici mammiferi che possono cooperare con numerosi stranieri perché solo noi possiamo inventare storie, diffonderle, e convincere milioni di altri a credervi. Finché crediamo tutti alle stesse storie, obbediamo alle stesse leggi e possiamo cooperare in modo efficace.
Quindi se criticate Facebook, Trump o Putin per aver inaugurato una nuova terribile era di post-verità, ricordatevi che secoli fa milioni di cristiani si sono infilati da soli in una bolla mitologica autovalidata, senza mai azzardarsi a mettere in dubbio la veridicità fattuale della Bibbia, mentre milioni di musulmani giuravano fede assoluta al Corano. Per millenni, gran parte di ciò che è stato tramandato come "informazioni" e "fatti" nelle nostre società erano storie su miracoli, angeli, demoni e streghe, grazie a coraggiosi inviati che hanno dato ampia copertura direttamente dagli anfratti più profondi del mondo sotterraneo. Non abbiamo alcuna evidenza scientifica che Eva sia stata tentata dal Serpente, che le anime di tutti gli infedeli brucino all'inferno dopo la morte, o che al creatore dell'universo non sia di gradimento il matrimonio tra un bramino e un intoccabile - eppure miliardi di individui hanno creduto in queste storie per migliaia di anni. Alcune notizie false durano per sempre. [...] Quando un migliaio di individui crede a una qualche storia inventata per un mese - questa è una notizia falsa. Quando un miliardo di individui vi crede per un migliaio di anni - questa è una religione [...]. Vi prego di notare, comunque, che non sto negando l'efficacia o la potenziale benevolenza della religione. È esattamente l'opposto. Nel bene e nel male, il narrare storie rappresenta uno dei più efficaci strumenti della cassetta degli attrezzi dell'umanità. Riuscendo a far convivere gli uomini, i credi religiosi rendono possibile la loro cooperazione su larga scala. Ispirano gli individui a costruire ospedali, scuole e ponti, oltre che a organizzare eserciti e ad edificare prigioni. Adamo ed Eva non sono mai esistiti, ma la cattedrale di Chartres è tuttora stupenda. Gran parte della Bibbia è costituita da storie inventate, ma può ancora donare gioia a miliardi di persone e può ancora stimolare gli individui a essere compassionevoli, coraggiosi e creativi - proprio come altre grandi opere di finzione [...]. La verità è che la verità non è mai stata prioritaria nel programma di Homo sapiens.»

17 luglio 2018

Lo straniero è uno specchio della nostra scissione intima (rassegna)

- espresso.repubblica.it/visioni/2018/07/18/news/la-parola-straniero-ci-inquieta-perche-e-il-nostro-specchio

L'Espresso: La parola straniero ci inquieta. Perché è il nostro specchio (di Wlodek Goldkorn, colloquio con la filosofa Donatella Di Cesare, 16 luglio 2018)

«Nello straniero vediamo la nostra estraneità, che ci fa paura. Gli esempi sono banali; ci fa paura sentire la nostra voce registrata, o guardarci allo specchio osservandoci. Noi questa estraneità la cerchiamo di rimuovere. Dal punto di vista della nostra psiche è la questione centrale. Mi spiego: tendiamo a pensare che la nostra identità sia fissa e immutabile. E invece non è così: oggi siamo diversi rispetto a ieri, per fare un’osservazione banale. Vede, lo straniero è uno specchio della nostra scissione intima, della ferita che ciascuno di noi si porta dentro la psiche. Ora, ci sono persone capaci di introspezione e che quindi sopportano la non integrità. E c’è chi non la sopporta.»
[...]
«Sono temi che la sinistra ha aggirato, eluso. La sinistra, tra cittadino e migrante si è schierata con il cittadino. Tutti i discorsi della sinistra sono su come governare i flussi, gli sbarchi, l’immigrazione. Del resto, i cittadini votano i migranti no. Quindi la sinistra si occupa dei “propri” poveri, del welfare nel “proprio” Paese e quello che succede fuori dai confini è come se non la riguardasse. [...]
Il problema è che la giustizia sociale non è possibile in un Paese solo e certamente non nell’epoca della globalizzazione. La storia della sinistra è la storia dell’Internazionale. Non ci piace più la parola Internazionale? Bene, usiamo un altro termine, ma non si può tradire una vocazione e una tradizione. Altra parola diventata tabù per la sinistra è “proletariato”. Ma il proletariato è per eccellenza la classe solidale. Il proletariato non è la classe ripiegata su se stessa, egoista, il proletariato combatte per i diritti di tutti, altrimenti è una corporazione. Il proletariato è la classe che emancipa le altre, quindi deve essere necessariamente solidale e internazionalista.
»

30 aprile 2017

Žižek: Sull'online dating, l'innamorarsi e l'essere se stessi

«Non ci si innamora mai della persona perfetta. Deve esserci un piccolo elemento di disturbo, ed è solo dopo aver notato questo elemento che dici "nonostante quella imperfezione la amo, o lo amo". [...]
Stavo parlando una volta in un remoto paese dell'America Latina. Naturalmente non dirò dove. Una signora ancora sessualmente attraente, sul finire dei trent'anni, mi raccontò di una cosa strana che le era accaduta. Quando l'ultimo dei suoi partner l'aveva vista nuda prima di fare l'amore, le aveva detto che se avesse solo perso uno o due chili il suo corpo sarebbe stato perfetto. E io le dissi di non perdere uno o due chili. Perché se effettivamente avesse perso uno o due chili non sarebbe diventata perfetta. Sarebbe semplicemente diventata banale. L'illusione della perfezione è creata appunto da questo eccesso. [...] Questo è ciò che nella teoria psicoanalitica chiamiamo oggetto causa del desiderio. Non oggetto del desiderio (oggetto del desiderio in questo caso è una donna, un uomo o che so), ma causa del desiderio, nel senso di ciò che ti fa innamorare; ed è sempre un segno di imperfezione.»

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«Non vedo problemi nell'online dating per ciò che riguarda l'idea che non si sarebbe spontanei, e via dicendo. Non siamo mai spontanei. Se c'è una grande lezione di tutti quei Grande fratello e altri reality show, è che anche quando siamo da soli nella vita privata giochiamo sempre a interpretare la parte di noi stessi. E penso che questo sia in qualche modo una buona cosa. Quando la gente dice [...] "esprimi te stesso, sii quello che sei veramente"... beh, credo che la maggior parte delle persone siano dei mostri, in segreto. Mi piace vivere in una società in cui ognuno possa fare quello che vuole, ma basta che non esprima troppo se stesso, capisci cosa intendo. Mi piacciono le persone che si sanno controllare. [...]
E, se posso concludere con un altro paradosso, sarebbe molto interessante dimostrare la precisione di quando agiamo in modo apparentemente selvaggio... Diciamo che stiamo parlando in un modo gentile e cortese e che a un certo punto per qualunque motivo mi arrabbio ed esplodo. Comincio a bestemmiare e a usare tutte le parolacce e bla bla bla. Ora, avremmo pensato che le cose funzionino così: nella conversazione normale controlliamo noi stessi, e poi, quando non riusciamo più a controllarci, esplodiamo. No. Io sostengo proprio che questi momenti di esplosione sono le strutture più precisamente addestrate, artificiali.»

(trad. mia)





28 marzo 2017

Il sé non esiste (rassegna)

- www.theguardian.com/world/2017/mar/26/can-harvards-most-popular-professor-and-confucius-radically-change-your-life

Guardian: Can Harvard’s most popular professor (and Confucius) radically change your life? (di Tim Dowling)

«Il sé non esiste, afferma Puett. L'idea che dovremmo guardarci dentro, scoprire la nostra vera natura e agire di conseguenza è, secondo Confucio, senza senso. Ciò che siamo veramente è “un mucchio di cose confuse e potenzialmente poco gradevoli”, un insieme di emozioni e risposte condizionate, senza un nucleo centrale che le guidi. [...] “Penso a questa visione come a una sorta di anti self-help. La filosofia del self-help tende a far imparare ad amare sé stessi e abbracciare te stesso per quello che sei. Molte di queste idee stanno dicendo esattamente il contrario: no, il sé va superato, il sé va fatto a pezzi. Non si dovrebbe essere felici di essere il proprio sé.”»


(trad. mia)

27 marzo 2017

VIDEO: Le ragioni per rimanere single


«Anyone who lives alone and manifests no longing to be in a relationship is – in our times – almost automatically (though more or less secretly) viewed as both pitiable and deeply troubled. It’s simply not thought possible to be at once alone and normal.
This sets us up for collective catastrophe, for it means that a huge number of people who have no innate wish to live with anyone else, and are at heart deeply ill-suited to doing so, are every year press-ganged and shamed into conjugal life, with disastrous results for all involved.
[...]
Here, then, are a few of the many good reasons to spend your life alone:
– For a start, we should recognise that the idea of being deeply in love with one special partner over a whole lifetime, what we can call Romantic love, is a very new, ambitious and odd concept, which is at best 250 years old. [...]
– Those among us who chose to stay single should not be thought un-Romantic. Indeed, we may be among the very most Romantic of all, which is precisely why we find the possibilities open to us especially unappetising. [...]
– Though it is a sign of some maturity to know how to love and live alongside someone, it may be a sign of even greater maturity to recognise that this is something one isn’t in the end psychologically really capable of – as a good portion of us simply aren’t. [...]»

[da tradurre]
[www.thebookoflife.org/reasons-to-remain-single]

17 marzo 2017

Dalla cooperazione di gruppo al sacrificio estremo (rassegna)

- www.lescienze.it/news/2017/03/15/news/cooperazione_gruppo_sacrificio_estremo

Le Scienze: Dalla cooperazione di gruppo al sacrificio estremo (di redazione)

«le esperienze negative sono un meccanismo potente di promozione dei comportamenti prosociali, che in certe condizioni può essere estremamente costoso per l'individuo.
I ricercatori hanno anche formulato un'ipotesi su come si sia strutturata questa dinamica comportamentale nel corso dell'evoluzione: probabilmente, ha permesso ai nostri antenati di avere successo in attività collettive ad alto rischio e nei conflitti con altri gruppi. [...]
Nei gruppi moderni, la volontà di sacrificio per il gruppo è un retaggio di questi antichi conflitti e si esprime solo in condizioni estreme.
“Utilizzare un approccio di modellizzazione matematica per spiegare questo problema ci permette di sviluppare nuove conoscenze che finora non erano disponibili”, ha spiegato Gavrilets. “Anche se ricerche condotte in passato nel campo della biologia evoluzionistica hanno identificato diversi percorsi per l'evoluzione della cooperazione, questo studio introduce l'ipotesi dell'esistenza di un meccanismo molto potente ma finora sottostimato”.»

20 ottobre 2014

C'è una ragione per tutto ciò che accade? (rassegna)

The New York Times: Does everything happen for a reason? (di Konika Banerjee e Paul Bloom, 17 ottobre 2014)

Capire che le cose non hanno un significato, e che dietro al loro accadimento non c'è un senso né alcuna intelligenza o alcun disegno, è il primo passo verso la realizzazione di un mondo davvero migliore.

«Questa tendenza a vedere un senso negli eventi della vita sembra riflettere un aspetto più generale della natura umana: la nostra forte propensione a ragionare in termini psicologici, ad assegnare un significato a eventi e situazioni richiamandosi a desideri, intenzioni, obiettivi. Questo istinto ci è molto utile quando è rivolto a interpretare le azioni di altre persone che effettivamente possiedono questi stati psicologici, perché ci aiuta a capire come mai si comportino in un certo modo e a rispondere appropriatamente. Ma ci può condurre in errore quando ci induce a dedurre stati psicologici anche laddove non esistono. Questo favorisce l'illusione che il mondo in se stesso sia pieno di senso e di disegni intelligenti.»
«Tale credenza ha anche alcune conseguenze pericolose. Ci può portare all'opinione che il mondo sia un posto fondamentalmente giusto, dove la bontà viene premiata e la malvagità punita. Ci può portare a biasimare coloro che soffrono di malattie e che sono vittime di reati, e può motivare un pregiudizio a favore dello status quo, facendoci vedere la povertà, la disuguaglianza e l'oppressione come parte dei meccanismi di un disegno profondo e pieno di significato.»
«Se esiste una cosa come la giustizia divina, o la retribuzione karmica, il mondo in cui viviamo non è il posto in cui trovarla. Invece, gli eventi della vita umana si dispiegano in modo equo e giusto solo quando gli individui e la società lavorano sodo affinché questo accada.»

(trad. mia)