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23 novembre 2018

Seneca: Ti vuoi render conto che sei un bersaglio eretto per tutti i colpi?

«Ti vuoi render conto che sei un bersaglio eretto per tutti i colpi e che quei dardi, che hanno colto altri attorno a te, erano diretti a te? Compòrtati come se andassi, quasi inerme, all'assalto d'un muro o d'un caposaldo presidiato da molti nemici, su una china ripida; aspèttati la ferita e pensa che quei sassi, frecce, giavellotti, che ti passano sopra la testa, erano stati scagliati contro te. Ed ogni volta che uno cade, al tuo fianco o dietro di te, grida: “Non mi coglierai di sorpresa, o Fortuna, non riuscirai a schiacciarmi, perché imprevidente o spensierato. So che cosa prepari: hai colpito un altro, ma miravi a me”.»

– Lucio Anneo Seneca, "Consolazione a Marcia", IX (L'uomo non sa vedere nel dolore una realtà quotidiana), tr .it. di Monica Natali

31 ottobre 2017

Seneca: saper stare fermi in un posto e starsene in compagnia di se stessi

«Da quanto mi scrivi e da quanto sento dire, concepisco buone speranze sul tuo conto: non vai correndo qua e là, non alimenti l'inquietudine con continui spostamenti. Quell'agitarsi è proprio di un animo malato: ritengo che il primo segno di una mente equilibrata sia il saper stare fermi in un posto e starsene in compagnia di se stessi.»

[Ex iis quae mihi scribis et ex iis quae audio bonam spem de te concipio: non discurris nec locorum mutationibus inquietaris. Aegri animi ista iactatio est: primum argumentum compositae mentis existimo posse CONSISTERE ET SECUM MORARI.]

– 
Lucio Anneo Seneca, "Lettere a Lucilio" (Lettera II, I viaggi e la lettura), tr. it. di Monica Natali

2 gennaio 2016

Seneca: Mi sono ritirato e ho sbarrato le porte per poter giovare a molti

«Mi raccomandi», dici, «di evitare la folla, di ritirarmi in disparte e di essere pago della mia coscienza? E allora che ne è di quei vostri precetti che impongono di essere attivi fino alla morte?» Ma come? Ti sembra che io inviti all’inattività? Mi sono ritirato e ho sbarrato le porte per poter giovare a molti. Nemmeno una mia giornata trascorre nell’ozio; agli studi rivendico anche una parte delle mie notti; al sonno non mi lascio andare, ma soccombo, e costringo al lavoro gli occhi che si chiudono, affaticati dalla veglia.
Mi sono allontanato non tanto dagli uomini quanto piuttosto dalle cose, e soprattutto dai miei affari: mi occupo degli affari dei posteri. Scrivo cose che possano loro giovare; affido agli scritti consigli salutari, come se fossero ricette di medicine utili; ne ho sperimentato l’efficacia sulle mie ferite, che, pur non essendo completamente guarite, tuttavia hanno cessato di estendersi.

Mostro agli altri la retta via, che ho conosciuto tardi e ormai stanco per il lungo errare. Grido: «Evitate tutto ciò che piace al volgo, che è assegnato dal caso; fermatevi con sospetto e timore davanti a ogni bene fortuito: anche le fiere e i pesci sono tratti in inganno da speranze allettanti. Ritenete che questi beni siano doni della fortuna? Sono tranelli. [...]». [...]
Seguite questa sana e salutare forma di vita: concedete al corpo solo quanto basta perché goda di buona salute. Bisogna trattarlo con durezza, perché non si rifiuti di obbedire all'animo: il cibo plachi la fame e la bevanda spenga la sete, le vesti proteggano dal freddo, la casa sia un riparo contro le intemperie. Non c’è nessuna differenza se è stata costruita con zolle o con esotici marmi variegati: sappiate che l'uomo si ripara ugualmente bene con un tetto di canne che con un tetto d’oro.
Disprezzate tutto cio che con inutili fatiche si fa per il lusso o per il prestigio; pensate che nulla è degno di ammirazione tranne l’anima, e all’anima, quando è grande, nulla appare grande.

– 
Lucio Anneo Seneca, "Lettere a Lucilio" (Lettera VIII, La vita ritirata e la vera libertà), tr. it. di Monica Natali

9 ottobre 2014

Seneca: Sapresti indicarmi un uomo che si renda conto di morire quotidianamente?

la grandezza di Seneca in queste immortali parole sul tempo perduto...

«Comportati così, mio Lucilio: rivendica il tuo diritto su te stesso, e il tempo che fino ad oggi ti veniva portato via o carpito o andava perduto raccoglilo e fanne tesoro. Convinciti che è proprio così, come ti scrivo: certi momenti ci vengono strappati via, altri sottratti subdolamente, e altri ancora si perdono nel vento. Ma la cosa più vergognosa è perder tempo per negligenza. Pensaci bene: buona parte della nostra vita si dilegua nel fare il male, la maggior parte nel non far niente e tutta quanta nel fare altro da ciò che andrebbe fatto.
Sapresti indicarmi un uomo che dia un giusto valore al suo tempo, e a ogni singola giornata, un uomo che si renda conto di morire quotidianamente? È in questo infatti che sbagliamo: vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle: appartiene alla morte la vita passata. Fai dunque, mio Lucilio, ciò che mi scrivi, metti a frutto ogni tuo minuto; sarai meno schiavo del futuro, se ti impadronirai del presente. Tra un rinvio e l'altro, la vita se ne va.
Niente ci appartiene, Lucilio, solo il tempo è veramente nostro [
omnia aliena sunt, tempus tantum nostrum est]; la natura ci ha reso padroni di quest'unico bene, fuggevole e labile: chiunque voglia può privarcene. E gli uomini sono tanto sciocchi che se ottengono beni insignificanti, di nessun valore e in ogni caso rimpiazzabili, accettano che vengano loro messi in conto, e invece nessuno pensa di dover niente per il tempo che ha ricevuto, quando è proprio l'unica cosa che neppure una persona riconoscente può restituire.»

– Lucio Anneo Seneca, Lettere a Lucilio (65 d.C.)

Seneca: Nessuna epoca ci è vietata, in tutte ci sentiamo accolti

«Tra tutti, i soli che davvero dispongono del loro tempo sono coloro che attendono alla saggezza; sono i soli che vivono e non si limitano ad amministrare bene i loro anni, ma aggiungono tutte le età alla loro. Tutti gli anni trascorsi prima che essi esistessero fanno parte del loro patrimonio. [...] nessuna epoca ci è vietata, in tutte ci sentiamo accolti [nullo nobis saeculo interdictum est, in omnia admittimur] e, se vogliamo uscire mediante la magnanimità dalle strettoie della caducità umana, abbiamo molto tempo in cui spaziare. Ci è possibile disputare con Socrate, dubitare con Carneade, riposare con Epicuro, dominare la natura umana con gli stoici, oltrepassarla con i cinici. E poiché la natura ci permette di subentrare da compartecipi in tutta la storia, perché non dovremmo uscire da questa angusta e provvisoria parentesi cronologica e darci con tutto l'essere a ciò che è immenso, eterno, condiviso dai migliori?»

– Lucio Anneo Seneca, De brevitate vitae (
14, 1-2), tr. it. di Aldo Marastoni (Bompiani)

2 dicembre 2013

Seneca: scienza del vivere e morire, alta quiete in ogni cosa

«In questo genere di vita ti aspettano molte nobili dottrine: amore e uso delle virtù, oblio dei desideri, scienza del vivere e morire, alta quiete in ogni cosa.»

– Lucio Anneo Seneca, De brevitate vitae