1 marzo 2018

Nietzsche: La confraternita della morte

«Il pensiero della morte. — Mi dà una felicità malinconica vivere in mezzo a questo intrico di stradine, di bisogni e di voci. Quanto godimento, quanta impazienza e brama, quanta vita assetata ed ebbrezza di vita viene qui in luce ogni giorno! E tuttavia su tutti questi esseri chiassosi, vivi e assetati di vita scenderà presto tanto silenzio! Come dietro ognuno sta la sua ombra, la sua oscura compagna di viaggio! È sempre come nell’ultimo momento prima della partenza di una nave carica di emigranti: si ha da dirsi reciprocamente più cose che mai, l’ora incalza, l’Oceano e il suo desolato silenzio attendono con impazienza dietro tutto quel frastuono — così bramosi, così sicuri della loro preda. E tutti, tutti credono che tutto quanto è stato finora sia niente o poco, che il prossimo futuro sia tutto; e quindi questa fretta, queste grida, questo soverchiarsi e sopraffarsi! Ognuno vuol essere il primo in questo futuro, — e invece la morte e il silenzio della morte sono la sola cosa sicura e a tutti comune di questo futuro! Com’è strano che quest’unica sicurezza e comunanza non possa quasi nulla sugli uomini ed essi siano lontanissimi dal sentirsi come la confraternita della morte! Mi rende felice vedere che gli uomini non vogliono affatto pensare il pensiero della morte! Io vorrei fare qualcosa per rendere loro il pensiero della vita cento volte più degno di essere pensato

– Friedrich Nietzsche, La gaia scienza, aforisma 278 (tr. it. di Sossio Giametta)




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«The Thought of Death. It gives me a melancholy happiness to live in the midst of this confusion of streets, of necessities, of voices: how much enjoyment, impatience and desire, how much thirsty life and drunkenness of life comes to light here every moment! And yet it will soon be so still for all these shouting, lively, life-loving people! How everyone's shadow, his gloomy travelling-companion stands behind him! It is always as in the last moment before the departure of an emigrant-ship: people have more than ever to say to one another, the hour presses, the ocean with its lonely silence waits impatiently behind all the noise - so greedy, so certain of its prey! And all, all, suppose that the past has been nothing, or a small matter, that the near future is everything: hence this haste, this crying, this self-deafening and self-overreaching! Everyone wants to be foremost in this future, - and yet death and the stillness of death are the only things certain and common to all in this future! How strange that this sole thing that is certain and common to all, exercises almost no influence on men, and that they are the furthest from regarding themselves as the brotherhood of death! It makes me happy to see that men do not want to think at all of the idea of death! I would fain do something to make the idea of life even a hundred times more worthy of their attention.»

 Friedrich Nietzsche, The gay science, aphorism 278