18 maggio 2018

Nietzsche: Non c'è né spirito, né ragione, né pensiero, né coscienza, né anima, né volontà, né verità

«Non c'è né "spirito", né ragione, né pensiero, né coscienza, né anima, né volontà, né verità: tutte finzioni inutilizzabili. Non si tratta di "soggetto e oggetto", ma di una determinata specie animale che prospera soltanto a condizione di una relativa esattezza e soprattutto di una relativa regolarità delle sue percezioni (in modo da poter capitalizzare l'esperienza)...»

– Friedrich Nietzsche, La volontà di potenza, a cura di Peter Gast e Elisabeth Förster-Nietzsche
(Libro III, Principio di una nuova posizione di valori, af. 480, Bompiani, 1995, tr. it. di A. Treves e P. Kobau, a cura di M. Ferraris e P. Kobau, p. 270)

25 aprile 2018

Rilke: I versi sono esperienze

«Perché i versi non sono, come tutti ritengono, sentimenti. Di questi si giunge rapidi ad un precoce possesso. I versi, sono esperienze. Per scriverne anche uno soltanto, occorre aver prima veduto molte città, molti uomini, molte cose. Occorre conoscere a fondo gli animali; sentire il volo degli uccelli; sapere i gesti dei piccoli fiori, quando si schiudono all’alba. Occorre poter ripensare a sentieri dispersi in contrade sconosciute, a incontri inattesi; a partenze a lungo presentite imminenti; a lontani tempi d’infanzia ravvolti tutt’ora nel mistero; al padre e alla madre, che eravamo costretti a ferire quando ci porgevano una gioia immensa incompresa da noi perché fatta per altri; alle malattie di puerizia, che così stranamente si manifestavano, con tante e si profonde e gravi metamorfosi; a giorni trascorsi in stanze e silenziose e raccolte; a mattini sulla riva del mare; a tutti gli oceani; a notti di viaggio che scorrevano altissime via, volando sonore con tutte le stelle. E non basta. Occorre poter ricordare molte notti d’amore, sofferte e godute; e l’una, dall’altra, diversa; grida di partorienti; lievi e bianche puerpere che risarcivano in sogno la ferita. Occorre aver assistito moribondi; aver vegliato lunghe ore accanto ai morti, nelle camere ardenti, con le finestre chiuse e i rumori che v’entravano a flutti. E anche ricordare, non basta. Occorre saper dimenticare i ricordi, quando siano numerosi; possedere la grande pazienza di attendere che ritornino. Perché i ricordi, in sé, non sono ancora poesia. Solo quando diventano in noi sangue, sguardo, gesto; quando non hanno più nome e più non si distinguono dall’essere nostro, solo allora può avvenire che in un attimo rarissimo di grazia dal loro folto prorompa e si levi la prima parola di un verso.»

– Rainer Maria Rilke, Quaderni di Malte Laurids Brigge, in Liriche e prose, pp. 630-1


[ᔥ brainpickings]

22 aprile 2018

Piketty: la contesa è tra sinistra bramina e destra dei mercanti (rassegna)

- www.lastampa.it/2018/04/19/cultura/piketty-ora-la-contesa-tra-sinistra-bramina-e-destra-dei-mercanti

La Stampa: Piketty, ora la contesa è tra sinistra bramina e destra dei mercanti (di Stefano lepri)

Occorre "una nuova sintesi tra egualitarismo e internazionalismo".

«La soglia che segna il mutamento, secondo lo studioso francese, è il momento in cui il 10% più istruito della popolazione comincia a votare più a sinistra del restante 90%. Secondo i dati da lui raccolti, Usa e Francia l’hanno varcata durante la seconda metà degli Anni 60 (il Sessantotto potrebbe entrarci qualcosa), la Gran Bretagna durante gli Anni 80. Dunque ben prima della globalizzazione e dell’afflusso massiccio di immigrati si indebolivano le ragioni classiste del voto a sinistra. [...]
Quanto la globalizzazione abbia accelerato la tendenza già presente, avverte Piketty, lo potrà dire l’estensione delle ricerche ad altri Paesi. Certo nella spaccatura di oggi – trasversale a quella destra/sinistra – tra chi sostiene l’apertura al mondo e chi vuole ripiegare sulle identità e sulla sovranità nazionale, il grado di istruzione conta assai. Negli Usa vota per il Partito democratico il 51% di chi ha una laurea breve, il 70% dei laureati ordinari e il 75% di quelli con diploma di terzo ciclo; nel 1948 erano nell’insieme il 20%. I francesi 60 anni fa votavano a sinistra per il 38% se laureati, per il 57% se con licenza elementare o meno; ora al contrario circa 60% i primi, 45% i secondi.
Piketty ha guadagnato fama documentando che le disuguaglianze nei Paesi avanzati sono parecchio cresciute negli ultimi due o tre decenni. Ma perché, si interroga ora, al contrario la gente se ne preoccupa di meno? [...]
ll mercato globale sembra arricchire una minoranza. Tuttavia l’azione dello Stato, se guidata dalla sinistra, può apparire vantaggiosa solo a una differente élite. Di qui il populismo. In Francia, una buona quota del 51% ostile ai ricchi vota Marine Le Pen. Ovunque è in voga la polemica contro gli "esperti", anche quando non collegabili alla sinistra, come la Banca d’Inghilterra a proposito della Brexit.»

14 aprile 2018

Leopardi: Che vuol dir questa solitudine immensa?

«E quando miro in cielo arder le stelle;
Dico fra me pensando:
A che tante facelle?
Che fa l'aria infinita, e quel profondo
Infinito Seren? che vuol dir questa
Solitudine immensa?»

– Giacomo Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell'Asia, 1831

12 marzo 2018

Leon Battista Alberti: Quasi nascendo moriamo

“Né so per che cagione molti tanto desiderino perseverare in vita, quasi come abbino pattuito quiete con tutte le avversità.
Versi di Giuvenale, ottimo poeta satiro:

Pena fu data a chi molto ci vive,
che iterata sempre clade in casa,
con molti pianti e perpetuo merore
s’invecchi adolorato in veste nera.


Onde comune proverbio si dice: «Chi più ci vive più ci piange». E publico vediamo colla età surgono infinite lassitudini a nostre membra, infiniti dispiaceri, né troverai vivuto alcuno più dì a cui non sia domestica alcuna e quasi assidua infermità e dolore. Poi non posso non biasimare chi se dica non potere fare che non tema uscir di vita. E chi sarà che dubiti a ciascuno de’ mortali, naturale sua innata necessità, destinatoli stare el suo ultimo dì? Glaucopis dea, presso ad Omero, negava li dii a qual vuoi loro amico potere distorli che non caggia in eterno sonno e morte. Socrate a chi gli anunziava ch’e’ suoi cittadini deliberorono che morisse, rispuose: «E la natura più fa avea deliberato che neanche loro sempre vivessono». E chi non vede che da el primo dì che noi usciamo in vita, come dicea Manilio Probo, quel poeta astronomico, quasi nascendo moriamo ["Nascentes morimur" (IV, 6), nota mia]. E dal nostro primo principio in vita pende il nostro fine in morte. Ma el vivere nostro è egli altro che un morirsi a poco a poco?
Sono versi di Lucrezio poeta vetustissimo:

Già poi che ’l tempo con sue forze in noi
straccò e’ nervi e allassò le membra,
claudica el piede e l’ingegno e la lingua,
persin che manca ogni cosa in un tempo.


E apresso a Plauto poeta comico dicea Lisimaco, subito che l’uomo fie vecchio già più né sente né sa. E quell’altro vecchio plautino dicea la vecchiezza essere pur mala mercantia qual seco porta più cose pessime. Qualunque cosa ebbe principio, provano e’ filosofi, arà suo fine naturale, quale necessità certo si richiede a nostra vita. E dobbiamo stimarla sì come necessaria, così ancora né dura essere né inutile.”

– Leon Battista Alberti, "Theogenius" (Libro II), XV sec. (in "Opere volgari", Laterza, 1966)

4 marzo 2018

VIDEO: Daniel Johnston: Life in vain


And I'm at the end of my rope
It's so tough just to be alive
When I feel like the living dead

I don't know where is up or down
And there ain't any love left around
Everybody wearin' a frown
Waitin' for Santa to come to town
You're giving it up so plain, you're living your lives in vain
And where are you going to?

1 marzo 2018

Nietzsche: La confraternita della morte

«Il pensiero della morte. — Mi dà una felicità malinconica vivere in mezzo a questo intrico di stradine, di bisogni e di voci. Quanto godimento, quanta impazienza e brama, quanta vita assetata ed ebbrezza di vita viene qui in luce ogni giorno! E tuttavia su tutti questi esseri chiassosi, vivi e assetati di vita scenderà presto tanto silenzio! Come dietro ognuno sta la sua ombra, la sua oscura compagna di viaggio! È sempre come nell’ultimo momento prima della partenza di una nave carica di emigranti: si ha da dirsi reciprocamente più cose che mai, l’ora incalza, l’Oceano e il suo desolato silenzio attendono con impazienza dietro tutto quel frastuono — così bramosi, così sicuri della loro preda. E tutti, tutti credono che tutto quanto è stato finora sia niente o poco, che il prossimo futuro sia tutto; e quindi questa fretta, queste grida, questo soverchiarsi e sopraffarsi! Ognuno vuol essere il primo in questo futuro, — e invece la morte e il silenzio della morte sono la sola cosa sicura e a tutti comune di questo futuro! Com’è strano che quest’unica sicurezza e comunanza non possa quasi nulla sugli uomini ed essi siano lontanissimi dal sentirsi come la confraternita della morte! Mi rende felice vedere che gli uomini non vogliono affatto pensare il pensiero della morte! Io vorrei fare qualcosa per rendere loro il pensiero della vita cento volte più degno di essere pensato

– Friedrich Nietzsche, La gaia scienza, aforisma 278 (tr. it. di Sossio Giametta)




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«The Thought of Death. It gives me a melancholy happiness to live in the midst of this confusion of streets, of necessities, of voices: how much enjoyment, impatience and desire, how much thirsty life and drunkenness of life comes to light here every moment! And yet it will soon be so still for all these shouting, lively, life-loving people! How everyone's shadow, his gloomy travelling-companion stands behind him! It is always as in the last moment before the departure of an emigrant-ship: people have more than ever to say to one another, the hour presses, the ocean with its lonely silence waits impatiently behind all the noise - so greedy, so certain of its prey! And all, all, suppose that the past has been nothing, or a small matter, that the near future is everything: hence this haste, this crying, this self-deafening and self-overreaching! Everyone wants to be foremost in this future, - and yet death and the stillness of death are the only things certain and common to all in this future! How strange that this sole thing that is certain and common to all, exercises almost no influence on men, and that they are the furthest from regarding themselves as the brotherhood of death! It makes me happy to see that men do not want to think at all of the idea of death! I would fain do something to make the idea of life even a hundred times more worthy of their attention.»

 Friedrich Nietzsche, The gay science, aphorism 278

26 febbraio 2018

VIDEO: Endrigo: Quando c'era il mare


Ti porterò alle spiagge d’oro
Ti parlerò di quando c’era il mare
Tu riderai, amica mia, e ancora e ancora giocherai con me

Ti metterò fiori nei capelli
Ti stancherò di vino e di carezze
Tu dormirai, dolore mio, e finalmente ti amerò

Ti comprerò specchietti colorati
Ti guarderai e troverai soltanto me
Amore mio, ti ucciderò ma piano piano non te ne accorgerai

Io, io ti inventerò la scusa per restare sempre qui
Ti fermerò chiusa dentro me, libera e felice ma chiusa dentro me