16 dicembre 2015

Primo Levi: la sicurezza della morte impone un limite a ogni gioia, ma anche a ogni dolore

La morte o l'inconsapevolezza sono le due uniche vie d'uscita all'inferno dell'esistenza: tanto si può affermare, prendendo spunto dalle parole di Primo Levi.
Ma sulla scappatoia della morte non sarei tanto sicuro, vista la tendenza dell'universo a generare materia senziente sottraendola inesorabilmente al nulla: allora forse non rimane che affidarsi all'inconsapevolezza?



«Tutti scoprono, più o meno presto nella loro vita, che la felicità perfetta non è realizzabile, ma pochi si soffermano invece sulla considerazione opposta: che tale è anche una infelicità perfetta. I momenti che si oppongono alla realizzazione di entrambi i due stati-limite sono della stessa natura: conseguono dalla nostra condizione umana, che è nemica di ogni infinito. Vi si oppone la nostra sempre insufficiente conoscenza del futuro; e questo si chiama, in un caso, speranza, e nell'altro, incertezza del domani. Vi si oppone la sicurezza della morte, che impone un limite a ogni gioia, ma anche a ogni dolore. Vi si oppongono le inevitabili cure materiali, che, come inquinano ogni felicità duratura, così distolgono assiduamente la nostra attenzione dalla sventura che ci sovrasta, e ne rendono frammentaria, e perciò sostenibile, la consapevolezza.»


– Primo Levi, "Se questo è un uomo", Einaudi, 1956